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Valorant – Recensione del nuovo sparatutto competitivo di Riot

Valorant – Recensione del nuovo sparatutto competitivo di Riot

Negli ultimi anni i giocatori di FPS competitivi hanno trovato un’offerta diversificata e ben supportata sul lungo periodo. Titoli come Rainbow Six Siege, Counter-Strike: Global Offensive, Overwatch e Fortnite hanno creato community fedeli ed estremamente dedicate, facendo pensare agli addetti ai lavori (e non solo) che non ci potesse essere un’altra formula in grado di farsi spazio tra giganti di un certo livello.

Evidentemente Riot Games, la grande società nota ai più per League of Legends, non era dello stesso avviso. Per questo motivo, dopo un lungo periodo di valutazione, ci troviamo a parlare di Valorant, nuovo FPS tattico free-to-play finora uscito esclusivamente su PC. Prima di parlare dei tratti distintivi di questo titolo, delle meccaniche di gioco e dei più intricati elementi di gameplay che abbiamo appreso nell’ultimo mese, però, è opportuno soffermarsi su quella che è stata la comunicazione per il gioco da parte degli sviluppatori.

Ancor prima di regalare agli utenti immagini e video di gameplay, Riot annunciò che grandi risorse sarebbero state spese per offrire un’esperienza di gioco quanto più possibile priva di latenza (il ritardo nella risposta ai comandi), per offrire ai giocatori la migliore esperienza competitiva possibile. Questo fece rizzare le orecchie a molti giocatori professionisti e amanti degli sparatutto competitivi, ma ciò che funzionò maggiormente per il lancio del titolo fu la gestione della closed beta.

Sfruttando le potenzialità della piattaforma di streaming Twitch, nei mesi scorsi Riot Games ha dato la possibilità ad una serie di streamer di varie nazioni di abilitare i drop sul proprio canale, potendo così fornire una key ai follower che rispettassero una serie di requisiti. Questa trovata ha fatto incrementare esponenzialmente l’interesse per il titolo che, oltre a ricevere un’incredibile copertura nelle livestream, ha raggiunto numeri inattesi di giocatori nel periodo della closed beta, circa tre milioni di giocatori attivi al giorno.

Dopo circa due mesi di fase beta gli sviluppatori hanno deciso di pubblicare ufficialmente il gioco il 2 giugno, spiazzando la community che al momento dell’annuncio era piuttosto scettica in merito ai bilanciamenti e alla rifinitura generale del prodotto. A circa un mese dal lancio ufficiale, dopo aver compreso maggiormente gli aspetti più tecnici di questo nuovo sparatutto in prima persona, siamo pronti a parlarne con voi.

 

 

Un ibrido interessante

Fin dal periodo della closed beta vi avevamo illustrato (per chi ci ha seguito in live), la natura ibrida di questo titolo, che si posiziona a metà strada tra l’FPS tattico per eccellenza come Counter-Strike e l’hero shooter di casa Blizzard, il già citato Overwatch

In verità dopo pochi minuti in gioco è evidente come l’equilibrio tra le due tipologie penda maggiormente a favore dell’FPS di Valve, con un gameplay più lento, ragionato e dove la conoscenza dei migliori punti di posizionamento è fondamentale. Gli eroi che andiamo ad utilizzare, come in ogni hero shooter che si rispetti, hanno capacità uniche ed utility che ne variano l’approccio ed il ruolo in gioco, ma dopo molte ore viene da pensare che Riot abbia aggiunto questo elemento per dare ad un titolo estremamente competitivo e di nicchia un maggiore appeal ed avvicinare anche i casual gamer curiosi.

Nonostante le difficoltà nel dover mescolare due realtà del mondo FPS così agli antipodi, gli sviluppatori, forti delle esperienze pregresse in campo di giochi competitivi, hanno saputo creare una formula interessante che non cerca di porsi come diretto avversario di CS:GO. La curva di apprendimento in Valorant risulta infatti più dolce nelle prime battute proprio grazie alla presenza degli eroi, che permettono al giocatore di trovare il proprio stile di gioco, elemento che in certa misura spinge anche al gioco di squadra.

Il rovescio della medaglia delle scelte di Riot si manifesta nella community del gioco che, un po’ per questo “orientamento casual” ed un po’ arrivando da League of Legends (o semplicemente perché il titolo è gratuito), risulta spesso tossica ed incline al trash talk gratuito. Ovviamente un articolato sistema di segnalazioni e ban è stato messo in funzione, sperando che sia interesse di Riot Games effettuare un giro di vite in tal senso.

 

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Le modalità di gioco

L’esperienza di Valorant si articola in tre modalità principali: Non competitiva, Competitiva e Assalto SpikePur presentando modalità di gioco differenti, le meccaniche alla base di ogni tipologia al momento presente sono le medesime. Ci sono due squadre da cinque giocatori, suddivisi in attaccanti e difensori. Gli attaccanti devono portare la spike (bomba) in uno dei punti contrassegnati sulla mappa per piazzarla e difenderla fino alla sua detonazione o in alternativa abbattere tutti gli avversari, mentre i difensori devono sconfiggere tutti gli attaccanti o disinnescare la spike piazzata decretando l’immediata fine del round.

Le fasi di gioco, seppur articolate e suscettibili di alterazioni, sono solitamente quattro: la fase di acquisto (dove ci armeremo e caricheremo le abilità), la raccolta informazioni (sul posizionamento avversario), la ricerca del vantaggio tattico e l’esecuzione. Fermo restando che la comunicazione ed il team play rappresentano il comune denominatore dell’intera azione di gioco, è importante soffermarsi su queste fasi che vengono spesso prese sottogamba dai giocatori, magari alla ricerca di una partita casual in solitaria e che subiscono ripetute e frustranti sconfitte senza capire il perché. L’errore più comune infatti è quello di iniziare i round spingendo all’attacco (ancor peggio quando in situazione difensiva), senza tener d’occhio gli angoli che si superano ed ascoltare le informazioni che giungono dai propri compagni. Approcciarsi a Valorant come ad un qualunque altro FPS dai toni più action è quindi un grosso errore. Ciò che invece differenzia le modalità di gioco è la durata delle partite, la gestione dell’economia e di alcune sfere sparse per le mappe di cui vi andremo a parlare a breve.

Le modalità Non competitiva e Competitiva offrono l’esperienza principale di Valorant. Uno scontro sviluppato su un massimo di ventiquattro round, con un cambio a metà tra attaccanti e difensori. Vince chi totalizza per primo tredici round. La lunghezza di queste due modalità ripaga il team con la maggior conoscenza delle mappe, dei migliori punti dove difendere ed attaccare e dell’utilizzo delle abilità degli eroi.

La modalità Competitiva offre ovviamente in più un sistema di ranking con un requisito di cinque partite per il piazzamento iniziale, suddiviso in sette ranghi a loro volta suddivisi in tre livelli. In cima alla classifica troviamo infine il rango Radiante, che non è suddiviso in sottolivelli. 

Grazie ad una serie di aggiornamenti rispetto alla modalità Competitiva della closed beta, il matchmaking è migliorato sensibilmente. Le partite risultano sempre piuttosto equilibrate, anche quando di fronte a giocatori non ancora piazzati, i quali vengono selezionati in base al rapporto di efficienza in partita. Lo stesso dicasi per il sistema di assegnazione punti alla fine di una partita. L’aumento e la diminuzione di rango è infatti legata ad una serie di fattori della partita, come la quantità e utilità delle abilità utilizzate (ad esempio per curare i compagni), distacco nel punteggio finale (una partita vinta con un risultato 13-3 garantirà più punti) e ovviamente il più classico rapporto tra kill-morti-assist.

Infine la terza modalità, vera aggiunta rispetto al periodo di closed beta, è l’Assalto Spike. Questa ci presenta la stessa soluzione ma con partite più brevi, giocate al meglio di sette round e priva di fase acquisto iniziale e selezione dell’arma. In Assalto Spike ad ogni round tutti i giocatori vengono equipaggiati con una stessa arma casuale e l’intero set delle proprie abilità, ad eccezione della ultimate, che va comunque caricata a suon di uccisioni.

Questa modalità rappresenta un ottimo punto di partenza per i nuovi giocatori, i quali possono prendere familiarità con gli eroi, l’uso di tutte le armi e la conformazione delle mappe. In aggiunta, Assalto Spike presenta un’ulteriore differenza rispetto alle altre due modalità più lunghe: l’uso delle sfere. Questi elementi attivabili sono localizzabili in punti fissi delle mappe e garantiscono dei bonus. In Competitiva e Non competitiva queste offrono un punto per caricare la ultimate, mentre in Assalto Spike danno una serie di bonus di vario tipo, visionabili anche ad inizio partita dopo la selezione del personaggio. Si va dal bonus ai danni per la squadra alla carica istantanea della ultimate, sino all’equipaggiamento di una pistola d’oro in grado di uccidere con un solo colpo l’avversario.

Se Assalto Spike offre un leggero senso di varietà e la possibilità di approcciarsi al gioco anche in modo più casual per chi dispone di poco tempo, in Valorant si percepisce comunque la mancanza di qualcosa davvero diverso, come un Team Deathmatch (che comunque arriverà in futuro), o qualcosa slegato dal posizionamento spike e dal mantenimento di una posizione.

 

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Economia ed equipaggiamento

Come vi abbiamo anticipato la prima fase di gioco nella modalità classica è la fase d’acquisto. All’inizio di ogni round, esattamente come accade in CS:GO, possiamo aprire il negozio. Grazie ad un’intuitiva schermata avremo accesso a tutte le bocche di fuoco del gioco, le due tipologie di scudo acquistabile e l’intero set di abilità (ad eccezione della ultimate), del personaggio attualmente in uso.

Ovviamente ogni arma ha un suo prezzo commisurato all’efficacia e versatilità. L’arma base con cui iniziamo i round è la pistola Classic, che fa parte della categoria delle armi da supporto, le più economiche del gioco. Oltre a queste troviamo mitragliette, fucili a pompa, fucili automatici, fucili da cecchino e mitragliatrici pesanti.  Alcune armi, oltre al fuoco classico attivabile con il tasto sinistro, possiedono una modalità di fuoco alternativa (raffiche da tre colpi o più colpi sparati insieme) che può essere attivata col tasto destro del mouse. Laddove questa non è presente, il tasto destro attiverà la classica mira con un zoom maggiore.

Alla vita del nostro personaggio, che ha un massimo di cento punti salute, è possibile aggiungere uno scudo sempre acquistabile in questa fase. Sono disponibili due tipologie di scudo: leggero e pesante. Il primo offre venticinque punti di protezione al costo di quattrocento crediti, mentre quello pesante offre cinquanta punti al prezzo di mille crediti.

Infine la sezione inferiore del negozio riporta le abilità dell’eroe al momento in uso. Le utility del nostro eroe devono essere acquistate all’inizio di ogni round esattamente come gli altri oggetti ad esaurimento o che perdiamo morendo, ad eccezione di un’abilità ad uso singolo che si ricarica automaticamente nel round seguente.

Dopo un attento monitoraggio del gioco sin dalla fase beta, gli sviluppatori hanno trovato i giusti costi per ogni arma ed abilità. Le ricompense derivanti dalla vittoria di un round, il piazzamento della spike e le singole kill risultano ben bilanciati al momento della recensione.

In termini di paragone con CS:GO, inoltre, sono stati implementate una serie di aggiunte alla schermata di acquisto, che permettono di comunicare alla squadra con un semplice pulsante quando si intende risparmiare (andare in eco), quando acquistare o se si dispone di crediti in eccesso affinché i compagni li utilizzino. In questo modo quello che rappresenta uno step fondamentale nelle fasi del round risulta estremamente leggibile ed intuitivo fin dalle prime partite, anche per i neofiti del genere.

 

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Armi e shooting

Ogni arma causa una diversa quantità di danni a seconda della parte del corpo colpita e queste sono suddivise in testa, torso e gambe. Come ormai consueto nel genere FPS, Valorant premia il colpo alla testa, che spesso e con le armi più performanti può uccidere con un singolo centro.

Essendo Valorant un gioco molto tattico e lento, il raggio di mira dei proiettili esplosi aumenterà in corsa, riducendosi se in camminata, fermi o accovacciati. Le varie bocche di fuoco hanno un diverso rinculo e tempi di riposizionamento dell’arma. A differenza di giochi più action, in Valorant le lunghe raffiche di fuoco finiscono spesso in zero hit e con la propria morte. È quindi importante prendere bene la mira ed effettuare le uccisioni con pochi colpi del caricatore senza innescare un rinculo ingestibile.

Risulta piuttosto chiaro quando ed in che punto i nostri colpi vanno a segno durante uno scontro a fuoco con il nemico, grazie ad una buona gestione degli effetti sonori, animazioni del sangue per gli headshot ed il pop-up di avviso su schermo ad uccisione avvenuta. Inoltre l’effetto sonoro delle kill cambia man mano che, all’interno di uno stesso round, uccidiamo membri del team avversario, andando a comporre un piccolo tema musicale in caso si completi una “ace”, ovvero l’uccisione dell’intera squadra in solo.

 

Eroi e mappe

Con la più recente aggiunta di Reyna tra gli eroi di Valorant, ora il roster vanta in totale undici personaggi giocabili. Questi sono suddivisi in quattro categorie: demolitori, strateghi, guardiani e assassini.

Queste categorie sono facilmente associabili alle più classiche definizioni di DPS, flanker, controller e healer di altri hero shooter, anche se in Valorant i singoli eroi non sono così incasellabili come altrove. Un apparente healer come Sage, infatti, possiede anche l’abilità di creare un muro di cristallo e di rallentare il movimento altrui su una superficie per un certo numero di secondi, collocando il personaggio anche tra i controller. Similarmente Raze, personaggio dedicato al causare danni con esplosivi, può utilizzare un piccolo robot con ruote in grado di muoversi nell’area, il quale cambia improvvisamente direzione se un nemico è vicino andandogli ad esplodere contro; questa meccanica, seppur volta principalmente ad infliggere danni, rappresenta un utile strumento per la localizzazione dei nemici.

Questo fattore è il risultato della ricerca da parte di Riot Games di creare personaggi soddisfacenti da giocare in ogni categoria. Gli equilibri di gioco non vanno a risentirne poiché la capacità d’uso delle armi, la conoscenza delle mappe ed un buon team play vincono sul lungo, ma risulta evidente – specialmente in modalità Competitiva – come alcuni personaggi siano presenze indispensabili al fine di garantire una vittoria più sicura.

Sul fronte delle mappe invece l’arrivo di Reyna è stato accompagnato da Ascent, area dal sapore italiano (più precisamente veneziano), che insieme a Haven, Split e Bind porta Valorant ad avere quattro mappe di gioco. Ad eccezione di Haven, che possiede tre punti per il piazzamento della spike, le mappe hanno tutte un punto A e un punto B, con un’area centrale chiamata comunemente mid.

Ognuna è inoltre dotata di una caratteristica unica che funge da agevolazione o talvolta da arma a doppio taglio nell’arco delle partite: ad esempio Bind ha dei portali che collegano punti opposti della mappa e che generano rumore quando attivati, Split è maggiormente sviluppata sulla verticalità ed introduce delle corde da arrampicata per muoversi tra le zone, mentre Ascent possiede degli interruttori in grado di sbarrare le porte in punti strategici.

In generale sono stati creati innumerevoli punti di posizionamento per localizzare il nemico e avere buone linee di tiro. All’inizio la complessità del level design può risultare soverchiante ma una volta capiti i punti più caldi ed il modo di approcciarli, muoversi diviene più automatico. Anche la mini mappa è ben realizzata e intuitiva, permettendoci di conoscere il cono di visibilità nostro e dei nostri compagni ed aver traccia del raggio di udibilità della corsa del nostro PG.

 

ascent

Progressione, Battle Pass e aspetto tecnico

Proprio come nella fase di closed beta, Valorant offre solo cinque eroi di partenza e la possibilità di sbloccare i rimanenti accumulando punti esperienza in partita. Con i primi livelli abbiamo la possibilità di sbloccare due eroi a scelta, mentre per i restanti è necessario attivare il relativo contratto che sblocca elementi cosmetici oltre al personaggio di riferimento.

L’esperienza viene accumulata anche tramite sfide giornaliere e settimanali, che agevolano l’avanzamento in modo significativo. A tal proposito va fatto notare come la quantità richiesta per sbloccare i personaggi sia stata ridotta notevolmente rispetto alla fase beta.

Con il lancio ufficiale Riot Games ha dato il via alla prima stagione di Valorant con un relativo Battle Pass di 50 livelli. Il Pass, com’è d’uso ormai in moltissimi titoli online, dà accesso ad una serie di elementi cosmetici che non alterano gli equilibri di gioco ed è acquistabile al prezzo di dieci euro. È presente anche un negozio che offre una serie di elementi cosmetici e bundle a prezzi decisamente esosi, anche se confrontato con quelli proposti da Activision in Call of Duty: Modern Warfare.

Sul fronte tecnico il gioco gira su qualunque tipo di macchina, anche abbastanza datata. Riot, ormai preparata dall’esperienza di League of Legends, ha realizzato un titolo visivamente piacevole e semplice nei modelli. È possibile modificare diversi aspetti grafici dalla qualità di modelli, texture, dettagli ed interfaccia tra basso, medio o alto e attivare singolarmente tutta una serie di filtri aggiuntivi. Molto utile il menù dedicato al reticolo del mirino per ottimizzare la propria esperienza di gioco. In aggiunta, sebbene sia poco rilevante per questo tipo di gioco, va segnalata la totale traduzione in italiano, anche nel doppiaggio.

I server di gioco sono sempre molto stabili e nella maggior parte dei casi riescono, concordemente alla presenza di buone connessioni, a mantenere valori di ping inferiori a trenta. Seppur meno frequentemente rispetto al periodo della beta, si verificano delle disconnessioni da alcuni round della partita, ma quasi sempre a causa di connessioni poco performanti, incapaci di trasmettere i dati necessari per rispettare i requisiti del titolo. In linea con un’interfaccia intuitiva e user friendly, Valorant non ci chiede di selezionare un server o creare una lobby, facendoci attendere solo pochi secondi nel matchmaking prima di entrare in partita.

Il tanto discusso Riot Vanguard sa essere talvolta un ospite invadente quando si aprono altre applicazioni PC, ma nulla di preoccupante. È ad ogni modo il miglior sistema di anti-cheat che si sia mai visto finora, dato che nell’intero mese di prova antecedente a questa recensione non è capitato di imbattermi neanche nel sospetto di cheating.

Ringraziamo i ragazzi di Valorant Italian Community per la collaborazione.

 

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Considerazioni finali

Valorant si presenta come un FPS tattico già ben bilanciato, nonostante il breve periodo di fase beta. La contaminazione da hero shooter ammicca palesemente ad un pubblico più casual, ma nonostante ciò la scelta fa contento anche un pubblico più esigente dal punto di visto competitivo. Il titolo presenta una curva di apprendimento abbordabile all’inizio ed estremamente ripida per coloro che intendono cimentarsi nella scalata alla classifica Competitiva, ma in grado di dare molte soddisfazioni.

Riot Games ha saputo mettere in piedi un ottimo sistema di server, capace di ridurre la latenza media dell’utente a 30-35 millisecondi di ping. Questo, unitamente alla grandissima conoscenza nell’ambito eSport della software house statunitense, potrebbe garantire un futuro roseo al progetto. Ci auguriamo che con l’aumento dei contenuti Valorant possa mantenere i propri equilibri di gioco e speriamo di poter vedere presto una modalità che dia varietà all’attuale offerta, comunque di ottimo livello.

 

La nostra scala di valutazione

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