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Doom Eternal – Recensione

Doom Eternal – Recensione

Nel 2016 id Software pubblicò un reboot dello storico Doom e fu subito capolavoro. La rapidità degli scontri, che così bene si sposava con la furia omicida del nostro Doomguy, un comparto audio galvanizzante ed un ottimo level design offrivano un perfetto bilanciamento tra un desiderio ignorante di distruzione a tutti i costi ed un uso oculato di armi ed abilità.

Dopo quattro anni la software house texana, sotto l’egida di Bethesda, torna a consegnarci la nostra doppietta ed una valanga di demoni da sterminare con questo Doom Eternal, ora disponibile su PC, PlayStation 4 Xbox One e Google Stadia, il quale già dai primi trailer è sembrato più grosso, cattivo ed epico che mai.

 

 

Il ritorno del Doom Slayer

Nei trailer di lancio oltre allo smembramento, il sangue e la musica metal abbiamo assistito a qualcosa di inconsueto negli usi di Doom: una vera e propria trama. Se nel precedente gioco il nostro eroe si risvegliava inconsapevole di cosa lo circondasse ma carico di una gran voglia di epurazione, in Doom Eternal lo slayer viene mostrato dal primo filmato introduttivo come l’ultima risorsa dell’umanità per contrastare l’assedio demoniaco: l’unica cosa di cui i mostri infernali hanno veramente paura.

Ovviamente ci asteniamo dagli spoiler a livello narrativo ma è giusto sottolineare come grazie ad un racconto di più ampio respiro e portata – girando qua e là tra pianeti e stazioni spaziali – il gioco ci conduca a visitare ambienti nuovi, vastissimi e visivamente mozzafiato, dal gusto artistico ricercato.

Gli autori in questo Doom hanno effettivamente avuto un occhio di riguardo per la lore, ritrovabile nel Codex e consultabile quando si vuole. La storia del mondo di gioco e dei personaggi che lo abitano è interessante e vale la pena soffermarsi per leggerne gli sviluppi passati, anche se è concepibile la volontà di seguire il flow nel dispensare morte senza pause.

Non sono dati punti di connessione con il finale del precedente Doom e veniamo catapultati subito nell’azione, a dimostrazione del fatto che la storia è comunque un elemento marginale. In questo modo anche chi non avesse giocato l’episodio precedente non si sentirà spaesato seguendo gli sviluppi del gioco.

 

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Rip & Tear

Il gameplay di Doom è stato il fiore all’occhiello del titolo ed in Doom Eternal gli sviluppatori hanno svolto un lavoro di rifinitura e miglioramento che si estrinseca nelle tipologie dei nemici, nelle armi e nei potenziamenti ed abilità dello slayer.

Come nel capitolo precedente, l’arsenale del nostro slayer va arricchendosi proseguendo nella campagna. Cristalli delle sentinelle, Punti Armatura Praetor e rune rappresentano gli upgrade del nostro slayer rintracciabili nelle aree di gioco. I Cristalli delle Sentinelle permettono di aumentare al contempo le nostre riserve di salute, armatura o munizioni e sbloccare ulteriori agevolazioni nell’utilizzo degli strumenti. I Punti Armatura Praetor danno accesso a bonus dedicati all’esplorazione, all’uso delle granate e delle abilità di movimento attraverso l’apposito menu a ruota, mentre le Rune, non più accessibili con delle prove come in precedenza, danno accesso ad altre nove abilità (con un massimo di tre equipaggiabili), in grado di migliorare ad esempio la mobilità in aria o la quantità di armatura ricevuta dai nemici incendiati. Questo aumento di potenziamenti da raccogliere approfondisce ulteriormente il gameplay ed al contempo sprona più che in precedenza il giocatore ad esplorare i livelli.

Nell’arco della campagna sbloccheremo nuove capacità dello slayer oltre al doppio salto visto nel precedente Doom. Eternal introduce infatti lo scatto, che può essere utilizzato in ogni direzione per schivare attacchi o coprire distanze in poco tempo (anche in aria), l’arrampicata e la possibilità di dondolarsi da precisi punti di aggancio. Queste novità mutano profondamente la conformazione delle mappe del gioco aggiungendo anche una certa dose di platforming ed enigmi ambientali.

Permane la possibilità di stordire i nemici con i nostri colpi, passando all’utilizzo di uccisioni epiche (le famose Glory Kill) che, oltre a divertire per la loro violenza creativa, permettono il recupero di una porzione di salute.

Le armi, base portante di ogni Doom che si rispetti, sono caratterizzate da un ottimo feeling e varietà. La nostra avventura inizia con il fidato fucile a pompa, ottima arma dal medio-corto raggio. In seguito le altre vecchie conoscenze come il cannone pesante, il fucile al plasma, la doppietta (che monta un gancio da macellaio in grado di agganciare i nemici per raggiungerli velocemente), il lanciarazzi e la mitragliatrice entrano a far parte dell’arsenale dello slayer, accompagnate da una new entry: la balista. Quest’arma sostituisce il Cannone Gauss del precedente Doom, presentando una nuova modalità di fuoco ad ampio raggio con l’aggiunta di una modifica arma.

Esplorando i livelli è possibile trovare moduli di potenziamento per le armi che aggiungono fino a due diverse modalità di fuoco alternativo, aumentando così le possibilità in battaglia. Queste modifiche possono essere ulteriormente potenziate grazie a vari punti arsenale sparsi per le mappe.

 

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È stato fatto un eccellente lavoro di bilanciamento delle armi: a differenza del precedente capitolo, infatti,  non si è portati ad utilizzare alcune armi più di altre per la loro efficacia nella maggior parte delle situazioni. In Doom Eternal tutte le armi sono necessarie e l’aggiunta di punti deboli nelle creature, come la possibilità di stordire un Cacodemone con un solo colpo di bomba adesiva del fucile a pompa in bocca, stimola il giocatore a sfruttare completamente l’armamento in dotazione.

Ovviamente immancabile è la presenza del BFG 9000, che fa la sua apparizione in un punto avanzato della campagna e, come al solito, distrugge tutto quello che si trova sul suo cammino. Infine l’equipaggiamento del nostro slayer si completa con la presenza di un modulo a spalla in grado di sparare due tipologie di granate, la motosega, il lanciafiamme e il pugno del sangue.

Il modulo per le granate può lanciare una granata esplosiva ed una criogenica, i cui effetti sono potenziabili con gli upgrade del personaggio. La motosega è uno strumento che ci consente di recuperare le munizioni per le armi eliminando nemici di entità minore. Il lanciafiamme fa sì che i nemici incendiati rilascino armatura per il Doom Slayer, permettendoci di ottenerne ancora di più se il nemico viene ucciso ancora in fiamme. Il Pugno del Sangue invece è una variante potenziata del corpo a corpo, che si carica in seguito all’uccisione epica di un demone: oltre ad essere un colpo melee dai danni ingenti, questo risulta estremamente utile per privare della loro armatura alcuni demoni ,come il Cybermancubus.

Il continuo spawn nelle arene di combattimento di demoni minori agevola il giocatore messo alle strette, il quale può in ogni momento recuperare salute, armatura e munizioni. Questo meccanismo è particolarmente palese nelle boss fight, dove il nemico principale è solitamente accompagnato da demoni minori, sia per rendere lo scontro più interessante ed affollato che per permettere al giocatore di uscire da una situazione difficile.

Le orde di nemici da affrontare appaiono ora disposte in modo più naturale e dinamico rispetto al Doom del 2016, dove venivano innescate dalla distruzione di un nucleo demoniaco. Il livello di sfida è mediamente più alto rispetto al precedente capitolo, anche se l’utilizzo della motosega è diventato più frequente – potendo così ricaricare le armi più spesso – e il lanciafiamme (specialmente quando potenziato), permette di ricaricare gli scudi incendiando nemici abbastanza in sicurezza.

Ciò che mai annoia è l’introduzione nelle arene di elementi ambientali dannosi per il nostro eroe. Pozze d’acido, cannoni che sparano dai muri e tentacoli dai pavimenti richiedono spesso di prestare attenzione a più elementi durante lo scontro. A questo vanno poi ad aggiungersi nemici con precisi pattern d’attacco, vulnerabili solo durante alcune animazioni o più facili da stordire usando una specifica modifica arma.

Tra danni ambientali, rampe, teletrasporti, schivate e supersalti, il feeling che si prova negli scontri di Doom Eternal ricorda un po’ quello di Quake 3 ArenaCon il procedere della campagna gli scontri aumentano di difficoltà, così come il nostro arsenale di armi e abilità. È quindi necessario padroneggiare ogni singolo aspetto del gameplay finendo col vorticare, sparare, incendiare, trinciare, schivare e riposizionarsi con rapidità fulminea.

 

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L’esplorazione

Doom Eternal migliora anche l’accessibilità della mappa e la sua esplorazione. Non parliamo solo di collezionabili ed elementi nascosti per le aree: in Doom 2016 aprire la mappa significava mettersi le mani nei capelli tentando di capire come tornare in un preciso punto già esplorato, mentre ora la mappa di gioco risulta molto leggibile e chiara, rendendo la ricerca dei potenziamenti e degli collezionabili un piacevole intermezzo tra un massacro e l’altro.

Oltre ai nemici che affronteremo per giungere alla fine di ogni livello la maggior parte delle aree di gioco presenta eventi segreti, attivabili come in passato distruggendo un nucleo demoniaco, e i Cancelli Slayer, forse il tipo di sfida facoltativa meglio riuscita del gioco.

Per accedere ad essi dovremo trovare per ogni livello la chiave che ne permette l’apertura, dopodiché l’avvio della sfida ci trasporterà in un’arena con un numero soverchiante di nemici. Qui l’utilizzo delle capacità dello slayer è necessario per la sopravvivenza, così come sfruttare i punti di forza di ogni arma. Il completamento di ogni Cancello Slayer darà accesso ad una chiave da utilizzare presso l’astronave base dello slayer.

La stazione orbitante visibile nel video introduttivo è divenuta la fortezza del Doom Slayer, che nel gioco funge a tutti gli effetti da hub centrale dove torneremo al completamento di ogni missione. In questo luogo è possibile sbloccare skin, potenziamenti arma e armatura e ritrovare i collezionabili raccolti, ascoltando anche le colonne sonore dei precedenti Doom, Quake e Rage. Inoltre, in caso avessimo raccolto sei chiavi dai Cancelli Slayer, sarà possibile sbloccare un’ulteriore arma segreta, su cui non faremo spoiler.

Come detto in precedenza salti doppi, scatti e arrampicata hanno espanso le possibilità degli sviluppatori nella costruzione delle aree, ora dotate di maggior verticalità e soluzioni più varie per il posizionamento degli oggetti. Per questo rimane forse troppo netto il gap tra le arene e le fasi esplorative, anche se, a differenza del predecessore, Doom Eternal inserisce qua e là nemici fuori dalle zone propriamente dedicate agli encounter, per mantenere più uniforme l’amalgama tra movimento e battaglia. 

 

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Comparto artistico e tecnico

Anche sul fronte artistico Doom Eternal supera il titolo precedente: le ambientazioni sono infatti curate nei minimi dettagli, e ci troviamo spesso dinanzi a scorci incredibili ed estremamente ispirati. Siamo circondati da elementi animati che danno la sensazione di un mondo vivo e più vissuto, nel quale è presente una grandissima varietà tra le location e nessuna tra queste pare aver ricevuto un trattamento affrettato. Alcuni scenari sono caratterizzati da elementi più fantasy mentre altri, più cupi e gotici, talvolta ricordano le aree della serie Wolfenstein.

Le musiche di Mick Gordon acquisiscono una maggior dinamica nell’esplorazione come negli scontri. In alcune sezioni i durissimi suoni industrial si lanciano verso un lirismo più epico, avvalendosi di cori che aumentano il pathos. Il gioco è completamente localizzato in italiano e anche per quanto riguarda il doppiaggio è stato fatto un buon lavoro, fermo restando che siamo ancora lontani dal corrispettivo inglese.

 

 

Sul fronte tecnico Doom Eternal è perfetto. Il nuovo engine id Tech 7 è in grado di gestire con leggerezza una quantità di poligoni impressionante. Anche su console il rendering delle texture ad alta risoluzione è estremamente veloce e permette – in particolare su PS4 Pro e Xbox One X – 60 fps stabili pure nelle aree con più nemici e poligoni. 

Questo motore grafico implementa una feature che gestisce i modelli dei nemici (e anche alcuni oggetti), definendoli su più strati e rendendo ancor più soddisfacente lo smembramento dei nemici con le nostre armi. Inoltre saremo circondati da elementi ambientali animati e superfici mai prive di dettagli. La cosa incredibile è che tutta questa mole di informazioni non va ad intaccare minimamente la solidità del frame rate, mentre il caricamento dei livelli e i respawn dopo le morti sono stati ridotti sensibilmente.

Su PC le possibilità nelle impostazioni di gioco e grafiche sono moltissime: possiamo modificare completamente l’interfaccia di gioco decidendo cosa mantenere su schermo, impostare la qualità di ombre, le particelle, il dettaglio delle texture e quello dell’acqua e attivare l’HDR, per i monitor compatibili, anche se non vi è nessuna feature per le RTX con annesso ray tracing. Anche su un PC di fascia media è possibile impostare quasi le impostazioni grafiche più alte, mantenendo l’esperienza ottima. È ancora presente, poi, la chicca che permette il posizionamento centrale dell’arma in-game, classico degli storici Doom.

 

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Multiplayer

Dal giorno del lancio alla campagna si è andato ad affiancare il comparto PvP competitivo e cooperativo di Doom Eternal: la Battlemode.

In Battlemode un giocatore utilizza lo slayer e dovrà sfidare altri due giocatori, che impersoneranno i demoni. Mentre lo slayer possiede una serie di azioni e capacità standard, chi sceglie la fazione demoniaca può selezionare uno tra cinque diversi demoni con abilità e punti di forza differenti. Da una parte lo slayer dovrà basarsi sulle capacità di mira e controllo del campo mentre i due player avversari dovranno fare gioco di squadra evocando il giusto tipo di demone o abilità a seconda della situazione, al fine di avere la meglio sullo slayer.

Al termine di ogni round, slayer e demoni possono selezionare un potenziamento passivo in grado di ribaltare la situazione, ad esempio migliorando la percentuale di danno delle evocazioni o l’effetto di alcune abilità in dotazione. Arrivati poi al terzo round sarà possibile scegliere un potenziamento attivo da un menu a ruota diverso da quello delle abilità precedenti: qui potremo per esempio selezionare delle abilità che permetteranno di resuscitare una volta per round, curare l’alleato o aumentare tutti i danni inferti per un certo numero di secondi.

I demoni a disposizione sono vari e ben caratterizzati. L’Archvile è un evocatore che gioca dalla distanza con abilità ad area e ha un ruolo di crowd-control. Il Razziatore è il tipico personaggio DPS, estremamente mobile e da giocare in modo aggressivo. Il Mancubus è un tank con attacchi ravvicinati ed alto livello di salute. Il Revenant e l’Elementale del Dolore possono volare, ma mentre il primo si presta più ad un approccio aggressivo con classici attacchi che lanciano missili, il secondo, che può evocare delle anime erranti da indirizzare verso lo slayer, richiede di mantenere una certa distanza dal centro della battaglia in modo simile all’Archvile.

Ad eccezione del Mancubus che ne ha quattro, tutti i demoni possiedono cinque abilità ciascuno, suddivise in due attacchi unici e tre capacità peculiari per creatura. Come demoni, è possibile poi selezionare due preset che modificano lo stile di gioco: ad esempio è possibile utilizzare un demone come il Mancubus scegliendo il set supporto anziché il set di resistenza, per garantire alla squadra un’abilità di cura e un potenziamento ai demoni minori evocati.

Dall’altra parte lo slayer possiede le quattro abilità del single player (scatto, uccisione epica, granata a frammentazione e getto infuocato) e tutte le armi, ad eccezione del BFG 9000. Infine è presente una sezione trofei che chiede il completamento di 50 partite con ogni personaggio della modalità, allo scopo di sbloccare una skin per il podio.

Gli scontri in Battlemode risultano piuttosto equilibrati con l’utilizzo di qualunque demone. Dopo qualche partita è chiaro come sia l’abilità dei giocatori a fare la differenza, più che il tipo di personaggio usato. È comunque opportuno affiancare due demoni dalle capacità complementari, così da mettere alle strette lo slayer: ad esempio è una buona idea accoppiare un combattente dalla distanza con un razziatore molto aggressivo che insegue lo slayer senza sosta.

Giocata in questo momento, la Battlemode potrebbe presto venire a noia in favore di una nuova partita della campagna. Dopo qualche match, l’impressione è che l’intero comparto risulti abbastanza scarno e limitato, ed in definitiva la sensazione è che si abbia tra le mani una modalità multiplayer ancora in Early Access: una bozza per permettere agli sviluppatori di capire che direzione prendere in futuro. Al momento il paragone qualitativo con la campagna principale è impietoso, al punto che viene da chiedersi se la prospettiva di lanciare nel 2020 uno sparatutto senza alcuna componente online sia davvero così spaventosa per gli sviluppatori.

 

recensione

Battle Pass e longevità

Il livello del Doom Slayer progredisce con l’avanzamento nella campagna e nel Battlemode, dando accesso ad elementi cosmetici, emblemi e titoli. Oltre a questo i ragazzi di id Software hanno pensato di introdurre un Battle Pass, di cui è possibile tener traccia nel mene Evento.

Il primo Pass Battaglia attivo, compreso nel gioco base, è composto da dodici livelli sbloccabili. Anche in questo caso avremo accesso a skin personaggio, skin armi, titoli ed emblemi. Sarà da vedere se questo aspetto verrà reso più articolato in futuro e se richiederà un ulteriore pagamento per potervi accedere.

La campagna di Doom Eternal può essere completata in circa 15-18 ore cercando di sbloccare la maggior parte dei potenziamenti ed eventi segreti. Ci sono alte probabilità che, una volta terminata, vi venga voglia di ricominciare l’avventura a difficoltà Incubo, per mettere alla prova le abilità acquisite nella prima run.

Sicuramente l’introduzione del Battle Pass e del Livello Slayer spronerà i giocatori a raggiungere i massimi livelli possibili, ma purtroppo al momento la modalità Battlemode, per quanto promettente, non è in grado di fornire un ulteriore boost alla longevità del titolo.

 

recensione

4.5

Considerazioni finali

Doom Eternal prende ogni singolo aspetto del suo predecessore e lo migliora, aggiungendo una serie di nuovi elementi di gameplay ed un sacco di oggetti da cercare nelle mappe al fine di spronare all’esplorazione, oltre che alla distruzione.

Il gioco richiede riflessi e consapevolezza degli strumenti a disposizione in ogni momento delle missioni e fa pagare ogni azione sconsiderata. Se il gameplay è ancora più sfaccettato e offre una pletora di potenziamenti e upgrade, il lato esplorativo ha ricevuto un profondo ampliamento con l’aggiunta di nuove mosse e azioni per lo slayer.

Se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo Doom Eternal non tenta di innovare, quanto più di rifinire la formula che aveva reso già ottimo il reboot del 2016. Al momento la Battlemode, la modalità multiplayer del titolo, non brilla particolarmente e non è capace di presentare una valida alternativa alla campagna principale per aumentare la longevità complessiva. Ci auguriamo che possa crescere e migliorare con una revisione da parte degli sviluppatori, ma l’eccelsa qualità della campagna la fa apparire come un accessorio in parte superfluo.

 

La nostra scala di valutazione

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