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Blizzard fa marcia indietro sul ban di Blitzchung con un post che sa di revisionismo storico

Blizzard fa marcia indietro sul ban di Blitzchung con un post che sa di revisionismo storico

La notizia che spinge di più in questi giorni è senz’altro quella del ban di Blitzchung ad opera di Blizzard durante il 2019 Hearthstone Grandmasters dopo che aveva espresso delle vedute a favore dei dimostranti di Hong Kong.

Ne è seguita la shitstorm politico/videoludica più grande di tutti i tempi, ampiamente raccontata e compendiata dal nostro articolo.

La situazione si è infiammata a tal punto che il silenzio non è stato più ritenuto sufficiente dai vertici di Blizzard per gestire la situazione. Fino a ieri notte, infatti, la software house non aveva lasciato trapelare nulla di ufficiale, probabilmente augurandosi che la situazione si sarebbe spenta da sola.

Ma così non è stato, e perciò J. Allen Brack, presidente dalla compagnia da un anno, ha postato una lettera ieri notte sul sito ufficiale in cui prende in esame il caso Blitzchung e fa marcia indietro su alcune cose, principalmente la durata del ban per Blitzchung ed i commentatori.

Prima di addentrarci nel contenuto della lettera, che vedrete voi stessi fa accapponare la pelle da quanto è revisionistico ed ipocrita, è bene sottolineare che essa è uscita il venerdì a tarda notte. Evidentemente l’intenzione era quella di permetterne la lettura al minor pubblico possibile: peraltro il portale Massively Overpowered fa notare questo elemento ed utilizza la formula “very late on a Friday night is when you post news you want to bury” (“il venerdì a tarda notte è quando posti news che vuoi seppellire”).

Veniamo ora alla lettera, che è uno scritto quantomeno discutibile. In essa, Allen Brack si esprime così:

Durante il torneo, Blitzchung ha giocato in modo leale. E quindi noi ora pensiamo che debba ricevere il suo premio, anche se ci rendiamo conto che tutto questo non si è verificato solo a causa del premio tolto, e che qualcuno potrebbe anche pensare che parlare del premio è irrispettoso.

Ma per noi giocare lealmente significa anche comportarsi in modo consono prima e dopo le partite stesse. Quando pensiamo alla sospensione, sei mesi ci sembrano più appropriati. Questa è la conseguenza che Blitzchung patirà per aver sviato la conversazione dal gioco ed aver disturbato la trasmissione.

Riguardo ai commentatori, la loro funzione è quella di mantenere l’evento e la diretta concentrati sul torneo. Ciò non è accaduto qui e pertanto alla fine decidiamo di sospenderli per sei mesi.

In futuro, continueremo ad applicare le stesse regole ai nostri tornei per essere sicuri che le nostre trasmissioni siano concentrate sul gioco e non abbiano niente a che fare con visioni politiche o sociali fonte di divisione.

Il nostro obiettivo a Blizzard è di essere certi che tutti i giocatori, ovunque nel mondo, indipendentemente dalle loro vedute politiche, opinioni religiose, razza, genere, ecc., si sentano sempre a loro agio e benvenuti nella competizione e cooperazione dei nostri giochi. […]

Blitzchung ha usato il suo segmento televisivo per dichiarare qualcosa a proposito della situazione ad Hong Kong, in violazione delle regole che lui ha approvato e sottoscritto. Ecco perché abbiamo agito. […] Le specifiche vedute espresse da Blitzchung non sono state un fattore nella decisione che abbiamo preso. Voglio essere chiaro: la nostra relazione con la Cina non ha avuto influenza sulla decisione.

Qualsiasi persona che ha seguito la vicenda anche solo leggendo le nostre news su MMO.it si renderà immediatamente conto che quanto è scritto puzza di revisionismo storico. La lettera, in buona sostanza, non è altro che una sorta di contentino che nell’intenzione di Blizzard dovrebbe calmare i giocatori indispettiti (spoiler: ciò non è avvenuto, e prova è che l’hashtag su twitter #boycottblizzard si era calmato ieri ed oggi è di nuovo esploso, proprio a seguito della lettera).

Ma la lettera contiene anche altri due messaggi molto importanti: il primo è che le cose non cambieranno di una virgola. Le regole rimarranno le stesse anche in futuro e così sarà anche la repressione che scaturisce dal violarle. Il secondo è che la condotta “consona” che deve essere tenuta dai giocatori prima e dopo i match sarà la chiave con cui si potrà usare censura come e quanto si vorrà, dal momento che è lasciata alla totale discrezione di Blizzard decidere che cosa rappresenti una condotta effettivamente consona.

I commentatori, la cui colpa è stata probabilmente quella di non aver urlato al microfono per censurare Blitzchung nei lunghissimi tre secondi durante i quali ha espresso il suo messaggio di supporto per Hong Kong, sono comunque ritenuti colpevoli e vengono puniti con la stessa identica pena. Il mero fatto che la pena per loro sia la stessa che per Blitzchung dimostra l’ignoranza, o forse la malafede, di Blizzard nel momento in cui si deve distinguere la colpevolezza di persone diverse che hanno agito in modo diverso.

Infine, si legge di un dietrofront totale circa le motivazioni che hanno portato al ban: esse a quanto pare non dipendono dal contenuto del messaggio, cioè di fatto Blitzchung avrebbe potuto essere bannato per qualsiasi cosa se si fosse permesso di “sviare l’attenzione” da Hearthstone a qualcos’altro. Il che è peculiare a dire poco, intanto perché non è mai accaduto nulla di vagamente simile, e secondariamente perchè su Weibo Blizzard aveva condannato gli eventi del torneo di Hearthstone dichiarando la sua massima intenzione di “salvaguardare la dignità nazionale” cinese.

 

Fonte 1, Fonte 2

 

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2 pensieri su “Blizzard fa marcia indietro sul ban di Blitzchung con un post che sa di revisionismo storico

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