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World of Warcraft Classic: inizia la guerra agli streamer

World of Warcraft Classic: inizia la guerra agli streamer

Un interessante speciale di Kotaku, unito ad una anche superficiale analisi della subreddit dedicata che chiunque può svolgere, dà un quadro molto curioso di una peculiare faccenda: la presenza degli streamer in World of Warcraft Classic.

Quando WoW uscì nel 2004, manco a dirlo, non esisteva nulla dell’entertainment della rete di oggi: niente YouTube, niente Twitch, niente streaming. Le uniche cose che avevano a che fare col gioco, al di là del gioco stesso, erano siti internet di guide e informazioni (come Thottbot o MMOChampion).

Oggi la situazione è cambiata drasticamente e le personalità di internet, “influencer” e similari, hanno uno strapotere inimmaginabile nel 2004. Il risultato di questo è che la loro stessa presenza sui server di WoW Classic è vista come un’insopportabile costrizione dei nostri tempi, che nulla ha a che fare con lo spirito del passato tipico del prodotto, che prima di tutto fa leva sulla nostalgia.

Molti giocatori hanno già manifestato la loro intenzione, in sede di closed beta, di staccarsi completamente dal presente e di voler partecipare a server nei quali è vietata la presenza degli streamer, per vivere completamente l’esperienza originale di World of Warcraft Vanilla. Addirittura in molti si vogliono organizzare in gilde e gruppi di brigantaggio per andare a rendere la vita impossibile agli streamer colpevoli di essere loggati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Ma queste idee non sono soltanto un reazionarismo fine a se stesso: gli streamer famosi portano con sé centinaia di persone. Hanno pertanto un peso enorme sulla scelta dei server, sulla loro popolazione e anche sull’andamento degli stessi. Un numero enorme di fan può loggare mentre il loro beniamino sta giocando, e sloggare non appena egli stacca. Se poi questi dovesse smettere proprio di giocare, è del tutto probabile che anche molti di loro taglierebbero l’abbonamento.

Un’altra profonda motivazione contro la presenza di queste personalità sta nella preoccupazione che esse abbiano vantaggi clamorosi in termini di progressione all’interno del gioco. I fedelissimi dell’influencer lo aiuterebbero a completare le quest, ad equipparsi, a monopolizzare l’economia, a sbilanciare il PvP.

A proposito di quest’ultima obiezione, comunque, bisogna tenere presente come per tutta la storia di WoW si sia posto un tema simile ogni qualvolta veniva rilasciata una nuova espansione o un pesante aggiornamento. I giocatori più importanti, i più in vista dei server, quelli che spesso gestivano grandi gilde, erano sempre tra coloro che completavano i vari “world first”, e sfruttavano la potenza del loro network di conoscenze per completare il contenuto prima e meglio degli altri. Se è vero che nessuno all’epoca si era mai scandalizzato particolarmente, al di là di un minimo risentimento derivante dall’invidia, è altrettanto vero che i numeri spostati e gestiti dagli streamer e dalle personalità di oggi sono infinitamente superiori a quelli mossi dai vari guild leader nel corso del tempo.

Nell’immagine di seguito potete vedere un raduno organizzato dallo streamer Asmongold durante la closed beta. E voi cosa ne pensate? Gli streamer potrebbero rovinare l’esperienza degli altri giocatori su WoW Classic?

 

World of Warcraft Classic wow classic

Fonte 1, Fonte 2

 

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