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Tom Clancy’s The Division 2 – Recensione

Tom Clancy’s The Division 2 – Recensione

Dopo anni di non attesa e di dubbi costanti arriva finalmente sugli scaffali Tom Clancy’s The Division 2. Il nuovo looter shooter in terza persona prodotto da Ubisoft sfoggia un’interessante ambientazione inedita e tantissimi contenuti. L’aria scettica che ha circondato il titolo fin dalla sua presentazione all’E3 2018 si è finalmente diradata.

The Division 2, infatti, regala un’esperienza di gioco di caratura sicuramente superiore al primo capitolo. Nulla da togliere alla bellissima e innevata New York, ma la maestosità e l’importanza narrativa di Washington D.C. si presentano subito cristalline.

Prendendo in esame i vari punti di questo titolo a sfondo clancyano si può trovare un gioco solido, divertente e vario, tre caratteristiche a cui il predecessore non sempre riusciva ad arrivare. Sintonizziamoci quindi sulle frequenze della SHD (Strategic Homeland Division) e analizziamo The Division 2, ora disponibile su PlayStation 4, Xbox One e PC tramite Uplay ed Epic Games Store.

 

We the people

Dimenticare New York è difficile, ma è ancora più difficile è non innamorarsi di Washington. Questa nuova location rappresenta un punto importantissimo nel corso degli eventi fantapolitici proposti dal gioco. La missione degli agenti della Divisione è semplice: ricostruire l’establishment e, con esso, l’identità dei cittadini degli Stati Uniti.

Durante il corso della storia sarà richiesto ai giocatori di riprendere il possesso di alcuni oggetti e luoghi tipici della cultura e della storia statunitense, come ad esempio la Costituzione, il Lincoln Memorial e il Campidoglio. La narrazione procede in maniera molto lineare, accompagnando al puro gameplay delle cutscene suggestive. Non vi sono colpi di scena particolari, ma gli avvenimenti raccontati diventano man mano più importanti, con un ritmo incalzante e ascendente.

 

Tom Clancy's The Division 2 recensione The Division 2 recensione

La priorità degli agenti è ricostruire il potere della Casa Bianca affermando la sua egemonia e legittimità sul potere criminale di alcuni gruppi che, nel caos più totale, hanno trasformato le strade americane nel selvaggio West. Queste fazioni posseggono ognuna un’identità unica e uno scopo preciso, passando dall’anarchia delle Iene all’uso della tecnologia dei True Son e dei Black Tusk. La battaglia contro questi gruppi risulta molto articolata, con una suddivisione territoriale della mappa di gioco. Sparsa per le strade è possibile notare la presenza di diversi insediamenti che è possibile conquistare con l’aiuto di pattuglie di civili. È poi possibile trovare membri delle varie fazioni in semplici avamposti e roccaforti.

Il mondo di The Division 2 risulta molto più dinamico e “vivo” rispetto a quello del capitolo d’esordio. Le strutture sopraccitate dialogano tra di loro per il trasporto di risorse, che possono essere prontamente intercettate dall’intervento degli agenti. Dopo aver raggiunto il level cap al livello 30, inoltre, le fazioni inizieranno a conquistare dinamicamente gli avamposti. Come le basi nemiche, anche quelle alleate dialogano tra loro attraverso scambi gestiti automaticamente. In base alla grandezza queste si dividono nella nostra base operativa (all’interno della Casa Bianca), a cui si aggiungono insediamenti che ospitano i civili, avamposti e rifugi. Questi ultimi rappresentano delle aree non istanziate che hanno una funzione da hub: qui è possibile connettersi con altri giocatori e accedere a funzioni di matchmaking.

Come già accennato gli insediamenti si scambiano materiali da costruzione e risorse per poter crescere. Navigando nel menu accessibile per ogni insediamento, è possibile vedere e completare vari progetti di ampliamento della struttura: per la realizzazione di questi progetti si possono donare materiali raccolti e pezzi del nostro equipaggiamento, oppure completare le missioni nelle aree indicate.

 

Tom Clancy's The Division 2 recensione The Division 2 recensione

Artisticamente parlando la Washington D.C. proposta da The Division 2 è molto accurata. Gli ambienti di gioco ricreano lo scenario e le sensazioni di rovina post-apocalittica: la città lasciata a se stessa e la natura che riprende il sopravvento sulla civiltà dopo il virus. La mappa open world offre un’esplorazione libera della capitale degli Stati Uniti, sia all’aria aperta che in strutture sotterranee. Si tratta di un mondo condiviso divertente da giocare, immersivo e più accattivante rispetto allo scenario statico della Grande Mela. The Division 2 è quindi superiore al precedente capitolo per quanto riguarda la costruzione dell’ambiente di gioco, studiato ed ampliato in modo da rendere palese l’impronta del giocatore.

 

Il Secondo Emendamento

Sulle armi e sulle meccaniche di The Division 2 si apre un grande punto, poiché si tratta di due ambiti che compongono la struttura portante di questo looter shooter. Lo shooting risulta, anche se alterato di poco, più stabile e gestibile rispetto al primo capitolo. La personalizzazione dell’equipaggiamento si risolve nell’applicare a quasi ogni pezzo del nostro gear alcune modifiche, per ottenere effetti passivi quali un aumento di percentuale del danno critico o una maggiore armatura.

L’azione di gioco si può svolgere da soli o in compagnia di altri giocatori online. Per permettere maggiore connettività tra gli utenti, oltre a poter chattare e vedersi nelle poche aree non istanziate del gioco, è stata introdotta anche una funzione di clan making. Un clan permette ai giocatori di raggrupparsi e di accedere ad un centro operativo all’interno della Casa Bianca. Man mano che ogni giocatore completa delle missioni in compagnia degli altri membri, poi, si sbloccano delle ricompense: un funzionamento simile esiste già per altri esponenti del genere, come Destiny 2.

 

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Parlando invece del grinding, ampiamente criticato nel primo capitolo, va detto che è un punto cardine del gameplay anche qui. La presenza di numerose missioni da svolgere ed aree da esplorare, tuttavia, fa passare il tempo senza il minimo accenno di noia, malgrado queste nuove aggiunte non bastino purtroppo a togliere a The Division 2 l’etichetta di “more of the same”. Ma su questo torneremo più avanti.

 

Into the Dark Zone(s)

Le meccaniche di gioco hanno subito delle modifiche anche nella Dark Zone, anzi, nelle Dark Zone. Non esiste più una grande Zona Nera, bensì tre piccole aree rispettivamente nella zona Est, Sud e Ovest della mappa di gioco. Le “regole” delle zone sono ben diverse da quelle della vecchia area: qui la sopravvivenza non è più un privilegio dei player di alto livello, ma anche dei giocatori non molto esperti che vogliono comunque godersi l’esperienza. La difficoltà è stata ridotta e i mob possiedono barre della vita uguali a quelle nella normale mappa di gioco. In aggiunta, l’estrazione degli oggetti è stata resa molto meno oppressiva. Se prima era necessario estrarre con l’aiuto di un elicottero tutti gli oggetti che venivano trovati nella Dark Zone, adesso soltanto quelli etichettati come “infetti” necessitano di questo tipo di estrazione. Tutti gli altri saranno immediatamente trasferiti nel nostro inventario.

 

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Grafica e interfaccia

Per quanto riguarda il comparto grafico, esso non ha subito grandi miglioramenti rispetto a The Division. L’impatto visivo rimane comunque gradevole ed è sicuramente in grado di regalare degli scorci di Washington D.C. molto suggestivi (tra l’altro è presente la modalità Foto). L’ottimizzazione è decente e permette anche alle macchine da gioco un po’ più vecchiotte di mantenere un frame rate stabile. Ovviamente non mancano bug ed errori di compenetrazione, ma fortunatamente questi sono pochi e non impediscono il corretto svolgimento delle missioni.

Per quanto riguarda i menu con cui l’utente si interfaccia, soprattutto l’inventario, essi sono identici a quelli del primo capitolo. Ma se per i veterani le schermate risultano navigabili e comprensibili, al contrario i nuovi giocatori avranno qualche problema in più ad abituarsi, visto che i suddetti menu non sono immediatamente chiari nelle loro informazioni.

 

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Colonna sonora, audio e doppiaggio

La colonna sonora di The Division 2 è composta da Ola Strandh, già compositore della soundtrack del capitolo d’esordio. Con suoni elettronici particolarmente cupi, ma molto ritmati, la musica incalza perfettamente l’azione del gioco. Anche il doppiaggio è ben realizzato: da notare che The Division 2 è completamente tradotto in italiano.

I suoni ambientali sono molto realistici e il loro mixaggio è quasi sempre ben fatto. A volte, però, può capitare di sentire qualche suono ambientale in loop o che si attiva in circostanze completamente casuali, come il rumore di una portiera anche quando intorno a noi non ci sono auto. Si tratta comunque di problemi di poco conto, che sul momento possono anche divertire.

 

Progressione e crafting

The Division 2 alleggerisce il carico mentale della costruzione delle build. Le abilità presenti, ovvero le tecnologie utilizzabili, sono abbastanza varie e, soprattutto, facilmente sostituibili. È infatti possibile cambiare le abilità attive tra quelle sbloccate in ogni momento, anche in missione. Per quanto riguarda le abilità passive, i cosiddetti “vantaggi”, questi si prendono man mano che si progredisce nel gioco.

The Division 2 non ha alcuna pretesa di essere un RPG complesso e articolato. La scelta delle abilità e la componente ruolistica sono più snelle e meno incisive rispetto al predecessore. La semplicità con la quale si possono sostituire le abilità è utile al completamento del gioco anche in singolo giocatore, senza dover usufruire dell’aiuto online.

La maggior progressione del personaggio si fa sentire attraverso gli armamenti e il loot lasciato cadere dai nemici. Armi e oggetti di equipaggiamento possono anche essere costruiti attraverso un tavolo da lavoro apposito all’interno degli insediamenti. Il sistema ci permette di produrre armamenti congrui con le nostre statistiche e il nostro livello.

Una volta conclusa l’ultima missione della campagna principale, la progressione migliorerà esponenzialmente. Il Quartiermastro all’interno della Casa Bianca, infatti, permette all’agente di scegliere tra tre diverse classi di specializzazione (Survivalist, Demolitionist e Sharpshooter), ognuna con uno skill tree, un’arma e degli equipaggiamenti unici. Come per le abilità anche le specializzazioni sono sostituibili, e la decisione non è quindi definitiva. Non è però possibile cambiarle durante le missioni: bisogna per forza recarsi dal Quartiermastro. Queste specializzazioni saranno l’ancora di salvezza nel corposo endgame di The Division 2.

 

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Endgame

L’endgame è sicuramente la parte più importante negli MMO, perché è quella serie di contenuti che fa rimanere il giocatore attaccato allo schermo dopo aver finito la campagna principale. In questo periodo abbiamo già visto titoli AAA con un endgame scarno, se non inesistente. The Division 2 si distingue, proponendo un endgame di portata interessante con un grado di difficoltà sempre crescente.

Una volta raggiunto il level cap, il nostro livello è determinato da un punteggio intrinseco all’equipaggiamento trasportato, detto gear score. Una volta raggiunto un determinato gear score è possibile cambiare fascia di mondo. Questo significa trovare ovunque nemici sempre più forti e di livello sempre più alto, con una curva di difficoltà crescente in maniera proporzionale.

Dopo il completamento dell’ultima missione, inoltre, si sblocca la fazione dei Black Tusk. Questa milizia privata dall’origine sconosciuta si insedierà in tutte le roccaforti e gli avamposti precedentemente liberati dagli agenti. Saranno perciò rigiocabili diverse missioni e invasioni uguali a quelle già affrontate, solo con un nemico diverso, più potente e tecnologicamente avanzato dei True Son. I Black Tusk non saranno presenti solo nelle roccaforti, ma anche nelle Zone Nere: le tre Dark Zone possono essere invase dalla milizia, il che rende l’area molto più hardcore rispetto a come si è presentata nel corso del gioco.

Sono infine presenti delle modalità multiplayer PvP: Schermaglia e Dominio. La prima è un deathmatch a squadre con tempo limitato e ticket di rientro limitati: quando finiscono il tempo o i ticket, finisce la partita. La modalità Dominio invece prevede due squadre contestarsi vicendevolmente punti di controllo sparsi nelle varie mappe.

Insomma la giocabilità dopo il livello 30 risulta essere variegata, con molto contenuto già presente e altro che verrà aggiunto in seguito grazie al corposo supporto post-lancio.

 

More of the same game as a service

The Division 2 è senza ombra di dubbio un “more of the same“. È un gioco che abbiamo già visto in molte dinamiche, la cui uscita lo fa apparire come un eco del precedente. Nonostante tutte le implementazioni lo rendano più maturo, la sostanza rimane la medesima. A questo si aggiunge anche la definizione data dalla stessa compagnia francese di “game as a service”. Un servizio durato esattamente tre anni nel caso del primo capitolo, molto poco per un MMOSe Washington D.C. fosse stata una grossa espansione, con tutte le sue missioni e le sue peculiarità, avrebbe reso The Division un MMO vasto e ben aggiornato. Ma le cose sono andate diversamente e The Division 2 rimane un gioco a sé stante.

Tutti gli aggiornamenti nel primo anno del gioco saranno completamente gratuiti. Questi update aggiungeranno nuove armi, specializzazioni e missioni in zone inesplorate: Cuore della Notte introdurrà in The Division 2 il primo raid da otto giocatori. Non mancheranno inoltre tre Episodi che porteranno avanti la storia del titolo: i primi due, Spedizioni nei sobborghi di D.C. e Pentagono: L’ultima fortezza, usciranno rispettivamente in estate e in autunno. L’Episodio 3, ancora senza nome, arriverà invece nell’inverno di quest’anno.

Speriamo che questo programma di aggiornamento possa essere sempre interessante anche in futuro, per non dover vedere tra altri tre anni un The Division 3.

 

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3.5

Considerazioni finali

Tom Clancy’s The Division 2 è un gioco completo, divertente e coinvolgente, ma è un prodotto già visto. Il looter shooter sviluppato da Ubisoft Massive dimostra di essere più maturo rispetto al suo predecessore e potenzialmente più vasto. La narrazione scorre liscia e possiede una profondità di analisi politica e sociale davvero brillante. I bug sono pochi e l’ottimizzazione grafica è discreta, riuscendo a mantenere un frame rate stabile anche durante scene con molti effetti a schermo.

Il titolo è quindi ben confezionato e le nostre speranze sono che Ubisoft continui ad aggiornarlo costantemente, così da renderlo un punto di riferimento per il genere MMO.

 

La nostra scala di valutazione

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3 pensieri su “Tom Clancy’s The Division 2 – Recensione

  1. Makkion74

    Scusate ma perche’ lo chiamate MMO?…..quanti player possono giocare contemporaneamente, se non erro massimo 8, quindi non e’ un mmorpg, e’ uno shooter con componente multiplayer al limite, ma di certo centra nulla con gli mmo, perdonatemi, sempre se non erro.

    1. thered72

      Avete ragione tutti e due. Più che altro per il fatto che oggi ormai la tendenza è quella di definire mmo tutto ciò che abbia un progress orizzontale e un minimo di persistenza.

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