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Apex Legends – Recensione

Apex Legends – Recensione

Arrivato come un fulmine a ciel sereno, Apex Legends ha raggiunto traguardi davvero notevoli nel corso della sua breve esistenza: 25 milioni di giocatori nelle prime due settimane, che hanno dato nuova fiducia ad EA e ne hanno causato l’aumento vertiginoso del titolo in borsa, ed una concezione di battle royale nuova, immediata e semplice che mette in serio pericolo il predominio di Fortnite.

Alla base, la formula di Apex Legends è un po’ l’uovo di Colombo. Prendendo come base il lodato shooting di Titanfall 2, essa unisce i due generi più in voga del momento: i battle royale alla Fortnite e gli hero shooter alla Overwatch.
Il risultato, bisogna anticiparlo subito, è un ibrido di grande pregio, adatto anche a chi non ama particolarmente i due generi, ma gradisce sempre un buon sparatutto.

Essendo completamente free-to-play, Apex Legends può essere scaricato e giocato gratuitamente su PC, PlayStation 4 e Xbox One. Il titolo è tradotto anche in italiano nei menu e sottotitoli.

 

Stasera c’è la Champions!

La grande fortuna dei titoli assimilabili ad Apex è da imputarsi primariamente alla grande sensazione di competitività che trasmettono. D’altra parte, che il trend “competitivo” abbia successo lo dimostrano da ormai quasi dieci anni prodotti come League of Legends e DOTA, seguiti poi dai vari War Thunder, World of Tanks, Rainbow Six Siege, Overwatch e così via. L’idea di avere partite autoconclusive con un gruppo di personaggi (o mezzi) dotati di caratteristiche diverse è evidentemente vincente nel mercato di questo specifico periodo storico.

Apex Legends non fa eccezione, e la sua competitività e velocità sono grandi punti di forza.

 

Prima di ogni partita, i giocatori della stessa squadra scelgono ciascuno un eroe in questa schermata fighetta dal sapore orientaleggiante.

“Siate sempre atenti alle personi che seguite: un leone può portare alla vitoria un branco di pécore… ma una pécora può far perdire anche un esercito di lioni.” – Joe Bastianich

All’inizio di ogni partita, sessanta giocatori divisi in squadre da tre si sfidano, lanciandosi da un velivolo e scegliendo dove atterrare, per diventare i campioni dell’arena. Come in ogni battle royale, i personaggi partono senza oggetti e devono rapidamente procurarseli girando per vari punti caldi della mappa. La mappa al momento è soltanto una, Kings Canyon, anche se altre verranno aggiunte in seguito.

Non è poi prevista la possibilità di giocare da soli o in coppia: anche se non si hanno amici con cui giocare o se ne ha soltanto uno, la squadra sarà per forza composta da tre elementi, col risultato di dover giocare con un utente casuale.
È importante notare che la stessa partita può contenere sia squadre “premade”, cioè costituite a tavolino e completate prima di entrare in partita, sia squadre “randomiche”, in cui tutti o alcuni dei giocatori sono casualmente scelti.

Questo fatto, evidentemente, vizia un po’ la competitività del gioco, nel senso che può portare a situazioni squilibrate, dove un premade è sicuramente più organizzato e affiatato di un gruppo di tre persone messe lì a caso. Del resto anche a scuola, l’ambiente competitivo per eccellenza (che bella visione della scuola, NdPlinious), era sicuramente meglio essere assegnati come vicini di banco ad un amico, piuttosto che a un semplice conoscente.

Al di là dell’inevitabile divario tra gruppi precostituiti e casuali, in Apex Legends comunque è data enorme importanza alla skill individuale. In generale il sistema di shooting è divertente e vario, ed è unito ad un netcode molto buono, col risultato che i colpi entrano, la lag si percepisce poco e gli episodi di rabbia contro le infrastrutture di rete sono ridotti al minimo.

La sensazione nel movimento della telecamera per mirare ed il comportamento dei colpi sparati sono diversi rispetto ad altri sparatutto come Battlefield, Call of Duty o Counter-Strike. Sono differenze subdole, ma molto percepibili. È del tutto possibile quindi che un giocatore anche discretamente bravo debba prodigarsi in una decina di partite ben fatte prima di rendere al meglio, almeno dal punto di vista dello shooting.

 

È vero che si può vincere rimanendo vivi per ultimi. Ma è anche vero che il modo migliore per restare per ultimi è uccidere tutti.

“Vi do un compito per casa. Scrivete cento volte questa frase: ‘Chi ha paura di essere battuto, sia certo della sconfitta’.” – Joe Bastianich

Come suggerisce anche il buon Joe, il segreto per vincere in Apex Legends è non avere paura. A meno di cecchinate notevoli, gli incontri si risolvono per la stragrande maggioranza nel corto raggio: una situazione di evidente tensione, che favorisce chi ha i nervi saldi più ancora che chi ha la mira migliore, soprattutto in un open world come la mappa di Apex.

Ma nel battle royale la regola per vincere è soltanto una: essere l’unico sopravvissuto alla fine. In questo gioco, tendenzialmente si sopravvive insieme ai propri compagni. Rispetto ad altri giochi affini, Apex Legends disincentiva i finali di round da camperoni e premia quelli da opportunisti: quando si resta in pochi la cosa migliore da fare è cercare di ingaggiare un nemico già impegnato in un conflitto a fuoco, così da sfruttare il combattimento tra squadre diverse a proprio vantaggio.

È comunque da rilevare che il personaggio di Caustic permette un gameplay decisamente più statico, controllando zone con barili che rilasciano nuvole di veleno, ma il vantaggio potenziale non si tramuta sempre in vittoria, perché lo shooting rapido e mobile di Apex Legends avvantaggia chi zompa qua e là rispetto a chi tende a rimanere fermo.

La mobilità, del resto, è notevole: pur senza il wall jumping di Titanfall 2, il personaggio corre veloce, si arrampica con fluidità su molti ostacoli e può scivolare mentre corre in discesa. Inoltre le abilità di molti eroi lavorano ulteriormente per potenziare l’aspetto di frenesia e movimento che contorna tutto il titolo (ad esempio la zipline di Pathfinder).

 

Apex Legends recensione

Un altro livello di battle royale

Bello il gameplay, buono il netcode: con queste due qualità Apex Legends parte bene nello scontro con gli altri colossi del genere. Tuttavia, ciò che lo distingue e lo fa veramente emergere sono una serie di accorgimenti sulla quality of life che migliorano enormemente l’esperienza di gioco e pongono uno standard al quale le prossime produzioni dovranno per forza basarsi.

Il sistema di segnalazione per la squadra, o “ping”, è con ogni probabilità il migliore mai realizzato. Con un singolo tasto (su PC il pulsante centrale del mouse) si può segnalare un luogo; premendo due volte si segnala la presenza di un nemico. Laddove si stava puntando la visuale viene generato un waypoint che compare sia sulla minimappa propria e degli altri giocatori della squadra, sia nel mondo tridimensionale di gioco. In questo modo si eliminano alla base i problemi derivanti da una comunicazione imperfetta, del tipo “nemico in quella casa là” quando di case ce ne sono tre o quattro.

A differenza degli altri esponenti del genere, poi, in Apex Legends è presente un intelligente sistema di ress: non solo i giocatori possono rianimare un compagno a terra, ma è persino possibile riportare in vita chi è stato ucciso in malo modo. Per farlo è necessario prendere il banner dell’eroe abbattuto e recarsi in uno dei punti di rigenerazione sulla mappa: il giocatore verrà richiamato e potrà tornare a combattere, anche se senza il suo equipaggiamento (a meno di recuperarlo dalla cassa dell’inventario lasciata a terra).

Il sistema di upgrade delle armi, sul cui bilanciamento si dirà dopo, è ben realizzato in termini di comodità di utilizzo: essi vengono installati automaticamente sulle armi compatibili non appena sono raccolti da terra, e per sostituirli o eliminarli basta aprire l’inventario e fare un click o un drag and drop: semplicissimo. Questo risolve il tedio di dover gestire nel dettaglio i potenziamenti di ogni singola arma, a tutto vantaggio della velocità di azione e dell’immediatezza. Da notare che munizioni e medikit sono oggetti fisici che occupano un proprio spazio nell’inventario.

Anche il sistema di unione alle partite è realizzato molto bene: velocissimo a trovare il matchmaking e facile da capire, permette l’unione di amici con rapidità, ed è pure permesso tenere la propria squadra aperta così che gli altri giocatori si uniscano senza dover essere invitati, con conseguente riduzione del tedio nella navigazione dei menù.

 

Bestemmie fantastiche e come evitarle

Perché un gioco competitivo online sia divertente, il bilanciamento è imprescindibile. In questo senso la sfida per Apex Legends è duplice, essendo un hero shooter oltre che un tipico battle royale. Il comparto armi, che deve essere divertente, vario e versatile, deve combinarsi con una taratura perfetta dei poteri degli eroi.

Dal punto di vista delle armi, il gioco offre una sufficiente varietà senza esagerare, ma predilige decisamente gli scontri a distanza ravvicinata rispetto a quelli dalla lunga distanza. Da ciò deriva una predilezione particolare per i fucili a pompa (Peacekeeper in primis) e per i mitra dal rateo di fuoco molto veloce (come l’R99 o l’R301), in grado di mettere rapidamente fuori gioco almeno uno dei tre membri della squadra contro cui si spara.

Alcune armi sono poi palesemente meno forti di altre (come il Mozambique) o cercano di trovare una nicchia a medio raggio che però, per la natura del gioco, finisce per non funzionare (il Flatline). Si può pensare che alcune di queste siano intese per l’early game, e debbano poi venire cambiate in corso di partita, però i drop delle armi più forti sono sufficientemente frequenti per garantire ai giocatori di non tenere le armi più deboli se non giusto nei primi minuti di partita.

Tutte le armi possono poi venire potenziate da vari upgrade rinvenibili nella mappa. Come si è già detto, la loro installazione è automatica e molto veloce. Anche il loro bilanciamento si può ritenere buono, individuando come difetto principale la rarità dei mirini: con l’eccezione del mirino giallo, il Digital Threat, essi sono tanto più rari quanto più capacita di zoom hanno. Questo potrebbe portare i giocatori a prediligere ottiche più rare anziché più efficaci, perché come è ovvio non tutte le armi debbono per forza dotarsi dei mirini più potenti: per un fucile d’assalto a corto raggio non ha alcun senso munirsi di un’ottica 8x, che tra l’altro ha un lungo tempo morto quando si mira.

Inoltre gli upgrade ai caricatori, perché tengano più colpi, sono sicuramente i più utili: un R99 o una Wingman con il caricatore più raro diventano armi di morte eccezionali anche senza alcun altro potenziamento.

Gli eroi disponibili, otto in totale, di cui due da sbloccare con moneta virtuale o reale, sono vari e interessanti. Tuttavia, anche qui, alcuni sembrano davvero più efficaci di altri. L’unico eroe che cura (Lifeline), in particolare, è essenziale per qualsiasi squadra che voglia avere possibilità concrete e costanti di arrivare alla vittoria. Altri, come Wraith o Mirage, sono potentissimi negli scontri 1v1. Sicuramente situazioni diverse avvantaggiano eroi diversi, e l’abilità del giocatore sta proprio nel crearsi la situazione in cui il suo personaggio rende al meglio, ma la sensazione è che alcune abilità debbano ancora essere bilanciate per bene. In ogni caso non è niente di particolarmente grave ed il gioco si mantiene godibile: il bilanciamento si può ritenere più che sufficiente.

La mappa di gioco, peraltro, pur non avendo una forte personalità, è ben fatta e contiene punti di interesse che si memorizzano in poco tempo e buone variazioni tattiche. C’è un sufficiente numero di zone calde da cui si deve passare per forza ma esistono pure numerosi luoghi aperti che faranno la gioia dei cecchini.

 

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Giocare ai battle royale per la grafica

Apex Legends gira sul Source, il motore ormai storico di Valve che ha dato origine a titoli come Half-Life 2 e Left 4 Dead e che oggi è ben fruito su Counter Strike: Global Offensive.

L’idea di utilizzare un engine già collaudato ed ottimizzato alla perfezione permette ad Apex di raggiungere un polish tecnico davvero notevole. La resa grafica è adatta al tipo di gameplay che il gioco offre e si situa in quella linea caricaturale con i contorni morbidi e i colori accesi molto in voga oggi.

Sarebbe impensabile imputare ad Apex Legends il fatto di non avere un comparto visivo all’ultimo grido: d’altra parte chi gioca ai battle royale non lo fa di certo per ammirare la grafica. Invece la funzionalità del motore rispetto al prodotto sviluppato è da premiare: la scelta di andare sull’usato sicuro e di concentrarsi sul gameplay e sulla pulizia tecnica ha pagato, e dovrebbe essere seguita come esempio da molti altri titoli.

Purtroppo va detto che il Source non ha mai offerto esempi virtuosi nel ciclo giorno e notte e negli effetti atmosferici. La mappa di Apex Legends è infatti estremamente statica: le partite si svolgono sempre di giorno e con un clima sereno, con un’ottima visibilità. Rispetto a PlayerUnknown’s Battlegrounds, manca tutto un livello tattico dato dalle condizioni di visibilità variabili che una simulazione più approfondita dell’ambiente avrebbe dato, ed è un peccato. A meno di lavori notevoli sull’engine, difficilmente su Apex vedremo comparire un meteo dinamico ed un ciclo giornaliero, perché il Source, con gli anni che ha, è fatto per gestire mappe statiche fatte e finite, retaggio forse di altri tempi.

 

Oltre alla grafica carina, in questo screenshot si vede come in giro per la mappa esistano dei tabelloni giganti che mostrano il campione della partita precedente, così che tutti per una volta siano famosi 15 minuti.

Divertimento anche per i più piccoli

Il comparto estetico di personalizzazione del personaggio è senz’altro una delle feature attualmente più in voga oggigiorno. Da questo punto di vista Apex Legends è carente, perché presenta soltanto un parco di skin che ricolorano o cambiano parti di modello dei personaggi e delle armi. Le skin, come da tradizione, si ottengono pagando soldi reali oppure ottenendo casse da aprire nel corso del leveling dell’account.

Siamo di fronte a funzionalità estetiche simili a quelle di Overwatch, laddove invece PUBG, per esempio, permetteva al personaggio di vestire abiti diversi in slot diversi e garantiva senz’altro una personalizzazione maggiore. La varietà di skin è, tutto sommato, discreta.

Per quanto riguarda invece il futuro del gioco, Respawn Entertainment ha già svelato la roadmap del primo anno di Apex Legends. Al momento sono previste quattro Stagioni, ognuna delle quali introdurrà nuovi contenuti, mappe, armi e loot. La Season 1 inizierà a marzo e introdurrà il Battle Pass che, come in Fortnite, includerà una collezione di skin e oggetti cosmetici. Infine alcuni leak fanno pensare all’imminente aggiunta della modalità Survival e di due nuovi eroi.

 

Apex Legends recensione

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Considerazioni finali

Apex Legends è divertente, gratuito e pure tecnicamente ben fatto (una virtù rara, di questi tempi). La sua formula interessante, unita ad uno shooting molto buono, rende il prodotto appetibile anche a chi non è appassionato del genere dei battle royale o degli hero shooter (o di tutti e due). Chi ha invece giocato a Fortnite o a Overwatch troverà un gioco per certi versi simile, ma con una sua identità.

Apex Legends ha le carte in regola per rimanere un prodotto rilevante per lungo tempo, e non ci sono dubbi sul fatto che verrà supportato da un’importante politica di aggiornamenti. Se si dovessero nominare due feature da far comparire dal nulla si potrebbe chiedere una resa dell’ambiente più varia, meteo compreso, ed una customizzazione dei personaggi un po’ più sostanziosa. Ma sono mancanze di contorno, che non tolgono quasi nulla al gameplay vero, quello sì, molto riuscito.

Pur non essendo estremamente innovativo, Apex Legends prende tutto ciò che di buono ha potuto trovare e se da una parte lo impreziosisce con una realizzazione tecnica eccellente, dall’altra lo innova pure, grazie alle ottime funzionalità di quality of life.

 

La nostra scala di valutazione

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