DESTINY 2 – RECENSIONE

DESTINY 2 – RECENSIONE

L’estate è finita. Meno male, direbbero molti. La situazione è complicata per i portafogli dei videogiocatori, già messi a dura prova durante la prima metà dell’anno e che rischiano il collasso definitivo sulla strada che porta a dicembre. Ad aprire le danze con le uscite dell’ultima parte dell’anno ci pensa Activision, con il seguito di uno dei giochi che più ha fatto parlare di sé durante questa generazione di console. Stiamo ovviamente parlando di Destiny 2, che già avevamo provato in beta e che ora siamo pronti a dissezionare in ogni suo aspetto dopo averlo giocato per molte ore su una PlayStation 4 Pro.

 

 

Il destino fa il bis

Togliamoci subito il dente e passiamo all’aspetto che probabilmente sarà più dibattuto, se non anche oggetto di critiche aspre. Destiny 2 riprende moltissimo dal suo predecessore, forse addirittura troppo: le stesse tre classi, che a loro volta offrono tre diverse sottoclassi che altro non sono che una rivisitazione di quelle già viste; le stesse razze aliene (i Caduti, l’Alveare e i Cabal, con l’aggiunta sul finale dei Corrotti) con le stesse unità già viste e riviste, aggiungendo al roster soltanto qualche novità qui e lì; lo stesso identico gameplay, sia dal punto di vista strutturale delle meccaniche di gioco che da quello del gunplay. Destiny 2 è talmente un’estensione di Destiny da far quasi dimenticare che nella console ci sia un altro disco.

Tutti questi aspetti sono oggettivi, ma bisogna anche ammettere che si tratta di una valutazione un po’ superficiale del prodotto. In casi come questo, può far bene anche fare un piccolo passo indietro e guardare il quadro da una prospettiva diversa. Ci si può quindi rendere conto che molte scelte hanno comunque un senso, ma soprattutto trovano il consenso di una community che ha abbracciato questo brand, lo supporta e da cui si aspetta molto. Cambiare tanto per proporre qualcosa di differente non sempre rappresenta una scelta saggia e può, anzi, trasformarsi in un rischio che è inutile correre.

Riteniamo, dunque, che non sia stato poi un errore riconfermare in blocco la struttura portante della produzione, ma è altrettanto giusto criticare la pochezza di aggiunte, feature ed elementi freschi che avrebbero potuto portare quel po’ di brio in più, che aggiungessero varietà e valorizzassero tutto il pacchetto. Così, purtroppo, non è stato e mentiremmo se non ammettessimo di avere la forte sensazione che molto sia stato lasciato fuori momentaneamente, per poi fare il suo ingresso sotto forma di contenuti aggiuntivi a pagamento.

 

Destiny 2

Un po’ sparatutto

Solitamente il fulcro su cui maggiormente ci si sofferma in sede di recensione riguarda sempre il gameplay. In Destiny 2 ritroviamo il marchio di fabbrica di Bungie, casa di sviluppo amatissima soprattutto grazie al modello di gunplay molto ben rifinito e variegato.

La classificazione delle armi è stata rifatta da zero, abbandonando lo schema di armi primarie, secondarie e pesanti differenziate sulla base della tipologia di arma in questione. Ora abbiamo una categoria unica di armi per le primarie e le secondarie, costituita essenzialmente dai vari fucili d’assalto (da ricognizione, a impulsi, automatici), mitragliette, pistole, eccetera. Ciò che differenzia quelle di base, ossia quelle che usano munizioni di tipo grigio, da quelle secondarie, che utilizzano munizioni di tipo verde, è il tipo di danno. Le armi cinetiche hanno un tipo di danno neutro, mentre l’elemento (fuoco, vuoto e arco) contraddistingue la seconda classe di armi, valorizzando maggiormente la loro peculiarità, e presenta anche differenze più o meno marcate a seconda dell’arma. Diverso il discorso per le armi pesanti, ora chiamate distruttive. Prima la scelta era limitata a mitragliatrici pesanti, spade e lanciamissili. Ora troviamo l’esordio del lanciagranate, oltre a fucili a pompa, a fusione e da cecchino, che erano il cuore della precedente categoria delle armi secondarie. Queste ovviamente hanno ora un bilanciamento completamente diverso, offrendo al giocatore una vasta scelta e adattabilità. Ancora oggi riteniamo che, tra tutte le scelte possibili, il lanciamissili sia quella più versatile e potente. Nonostante questo ci sono casi, soprattutto nel PvE, in cui anche le altre bocche da fuoco riescono a trovare il loro perché.

Per quanto invece riguarda le abilità del personaggio, non riscontriamo particolari cambiamenti né per le granate energetiche, che prendono l’elemento dalla sottoclasse in uso, né per il colpo potenziato da corpo a corpo. C’è però una terza abilità, che già avevamo segnalato durante la nostra prova con la beta, attivabile con la lunga pressione del tasto cerchio (ovviamente su PS4). Essenzialmente ne esistono due varianti, una che predilige un approccio difensivo e un’altra più offensivo. Tali caratteristiche cambiano sensibilmente a seconda della classe del proprio personaggio ma la cosa incredibile è che questa nuova feature è così ben integrata nelle meccaniche di gioco che quasi non sembra una nuova aggiunta.

Ottima è anche la mobilità del personaggio. In questo senso una vera chicca, che incide molto sull’esperienza di gioco, è la gestione delle superfici: se prima non si saltava esattamente sopra ad una piattaforma, si cadeva inesorabilmente di sotto. Ora, al contrario, i personaggi hanno la possibilità di “arrampicarsi”, seppur con dei limiti, su una piattaforma davanti a sé, anche a mezz’aria. Un altro grosso limite finalmente eliminato e a cui siamo ben felici di rendere merito con una menzione specifica.

 

Destiny 2

Un po’ gioco di ruolo

Quando si parla di Destiny 2 non si può fare a meno di classificarlo tra gli sparatutto in prima persona. Molti, erroneamente, dimenticano che nasce come ibrido con il genere degli MMO, anche se il discorso è molto più complesso. Se guardiamo la versione vanilla del primo Destiny, troviamo una quantità maggiore di elementi riconducibili a questa categoria ma che, inevitabilmente, ha fatto brontolare tantissimi videogiocatori. Già con i vari aggiornamenti si erano mitigate alcune meccaniche di gameplay troppo ripetitive e frustranti, come la spasmodica ricerca di materiali sui vari pianeti per poter potenziare il proprio equipaggiamento. In Destiny 2 gli elementi da MMO sono ancor meno presenti ma, a nostro giudizio, finalmente si riesce a prendere solo quei pochi che effettivamente riuscivano ad integrarsi bene, eliminando gran parte di quella zavorra che, nell’epoca attuale dei videogame, fatica a trovare il suo spazio anche negli MMO purosangue.

Troviamo ancora una grande quantità di missioni, dalle semplici pattuglie, avventure, assalti e quant’altro, ma tutto viene incoraggiato da un sistema di reward molto intelligente che spinge il giocatore a variare e, soprattutto, a giocare senza sentire troppo il peso della ripetitività. Anche le armi e le armature sono state oggetto di cambiamenti per quanto riguarda lo sviluppo.

Ora i perk non hanno bisogno di essere sbloccati a suon di exp e materiali, ma vengono offerti al giocatore nuovi slot di modifiche, una novità per il brand. Queste mod rappresentano una nuova tipologia di consumabili che possono essere trovati dagli engrammi e dalle ricompense dei vari PNG semplicemente giocando. Questo da un lato spinge il giocatore a cercarne sempre di nuovi, che meglio si adattino alle proprie esigenze, dall’altro ad approfondire le meccaniche di ruolo nel caso ne avesse voglia, sia per ottimizzare il proprio potenziale difensivo e offensivo, sia per concedersi il lusso di cercare l’outfit più cool grazie agli shader estetici.

Poche le novità nella progressione del personaggio, riferito a classe e sottoclasse. Ora i perk sono strutturati in modo differente, forse più intuitivo e funzionale, mentre delude un po’ la scelta di collegare l’attivazione delle altre due sottoclassi tramite manufatti lootabili in modo totalmente random dagli scrigni degli eventi pubblici, e una singola missione che altro non è che un mero tutorial. Una scelta almeno giustificata nel contesto con un espediente narrativo, ma che ludicamente offre poco e lascia una certa delusione.

 

Destiny 2

Quando è ora di darsi da fare

È giunto quindi il momento di concentrarci sui contenuti ludici presenti nel titolo, che già in precedenza hanno rappresentato un grosso tallone d’Achille. Dopo un prologo (una prima parte costituita dalla beta messa a disposizione nelle settimane precedenti e una seconda parte inedita) che ci introduce in questo nuovo mondo, al giocatore vengono proposte essenzialmente due tipologie di attività. Le missioni della campagna e le avventure, semplici missioni secondarie con una struttura molto simile a quelle classiche della campagna stessa. La storia è completabile da soli in poco più di una decina di ore ma è consigliabile affrontarla almeno in coppia, se non in trio. Soprattutto in alcune missioni si nota molto quanto il bilanciamento sia stato pensato per istanze affrontate in gruppo e non da lupi solitari, i quali verranno messi anche duramente alla prova in alcune situazioni.

Evitando spoiler, diciamo che ci è piaciuto il modo in cui il tutto si svolge. Le missioni sono alternate con un ritmo ben cadenzato e finalmente la storia diventa più coinvolgente e cinematografica, meno confusa rispetto al passato. Niente di eccezionale in assoluto, intendiamoci, ma pesa tanto se pensiamo alla struttura precedente di Destiny, ora decisamente più brillante.

Verso i due terzi della campagna vengono poi sbloccate nuove tipologie di missioni, quali le pattuglie, le imprese e soprattutto i tanto amati assalti. Niente di nuovo, poiché anche le imprese altro non sono che una versione più complessa delle pattuglie, divise in step.

È inoltre interessante vedere come si sia evoluto il level design, con mappe molto più significative e articolate di quanto un colpo d’occhio superficiale possa cogliere. Aprendo la mappa dei vari pianeti, chiunque ha giocato al primo capitolo avrà avuto la sensazione di una riduzione significativa dell’area esplorabile. In realtà le mappe sono ben più vaste, perché non si estendono solo in larghezza e lunghezza ma sono stratificate. Esistono vari passaggi segreti, contrassegnati da simboli ben riconoscibili, che vi condurranno ad aree segrete da esplorare.

Il level design generale ha dunque subito un grosso miglioramento, abbandonando quasi del tutto le distese di grandi aree che poco avevano da offrire. Basti pensare a quante volte in Destiny capitava di imbattersi in muri invisibili che delimitavano la mappa, mentre adesso ogni conformazione geologica o strutturale è contestualizzata e tutto viene anche impreziosito dalla furba scelta di game design di rendere gli astori disponibili soltanto a fine campagna, per costringere i giocatori all’esplorazione a piedi di tutte le mappe. Manca magari un po’ di originalità nelle ambientazioni, che riportano fin troppo la memoria ai vecchi pianeti esplorati negli anni scorsi, ma questo è un dettaglio fortunatamente secondario.

Tutto questo riguarda il comparto PvE, ma cosa ne è del PvP? Il caro vecchio Crogiolo è ancora lì, forse troppo abbandonato a se stesso e sul quale l’unica modifica rispetto al passato degna di nota è il numero di giocatori per squadra, ora fissato a quattro. Esistono due playlist che offrono diverse tipologie di match ma al momento ci è sembrato che il Crogiolo sia una modalità assolutamente accessoria, forse neanche degna di eccessivi approfondimenti. Ci auguriamo, tuttavia, che possa essere oggetto di interessanti aggiornamenti nel prossimo futuro, che invoglino tutti i giocatori a partecipare a quella che di fatto è l’unica modalità competitiva di Destiny 2 e che, ad oggi, ha la sola funzione di trovare loot in alternativa alle missioni presenti nel PvE.

 

destiny 2

L’occhio vuole la sua parte, ma non solo

L’ultimo elemento, spesso controverso, che ci rimane da analizzare è il comparto tecnico e artistico. Per una volta vogliamo iniziare con l’audio: se da una parte troviamo una colonna sonora sempre epica e di altissima qualità, dal lato del doppiaggio ritroviamo le stesse voci sentite nel primo capitolo, senza particolari novità.

Dal punto di vista tecnico e grafico, ci troviamo davanti ad un leggero restyle, con una pulizia grafica maggiore e con migliorie sia nel sistema di illuminazione che per gli effetti speciali e particellari. Purtroppo, però, pur avendo abbandonato le console di vecchia generazione, stiamo ancora parlando di un prodotto che gira a 30 frame al secondo sia su PS4 che su Xbox One.

Per quanto riguarda invece le cosiddette console di metà generazione, la versione PS4 Pro che abbiamo provato non ci ha fatto gridare al miracolo. Con Xbox One X le cose potrebbero essere molto diverse, grazie ad una potenza hardware nettamente differente e un supporto dedicato già annunciato sia da Microsoft che da Bungie. Resta però indelebile nelle nostre menti la prova su PC, svoltasi in occasione della beta: una qualità grafica decisamente superiore con un colpo d’occhio molto più accattivante, oltre che una fluidità che solo un framerate superiore può regalare. Forse, anche dal lato console, Bungie avrebbe potuto osare un po’ di più, ingegnandosi per cercare di dare ai videogiocatori un’esperienza elettrizzante e adrenalinica anche sul piano visivo. Con rammarico dobbiamo dire che questo plus non c’è stato, se non in piccola parte.

Infine, dobbiamo segnalare che non abbiamo riscontrato nessuno dei problemi di connettività che, purtroppo, pare stiano incontrando altri giocatori dotati di particolari modem. La speranza, ovviamente, è che questi disagi vengano presto risolti come promesso dal team di sviluppo.

 

 

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