NAVAL ACTION – ANTEPRIMA EARLY ACCESS

NAVAL ACTION – ANTEPRIMA EARLY ACCESS

Premessa: la nostra è una community incredibile, e uno dei nostri utenti lo ha dimostrato ancora una volta dopo la guida introduttiva alla versione Alpha di Star Citizen a cura di Starfighter. Come? Scrivendo di proprio pugno un’anteprima di Naval Action che poi ci ha gentilmente consegnato.

Un grazie quindi a Black Shark, lupo di mare che dopo aver a lungo provato il gioco in Early Access di Game-Labs ha deciso di dirci la sua con una bella anteprima scritta che MMO.it è lieta di pubblicare. Contate che questo articolo è arrivato in redazione qualche settimana fa, perciò quanto scritto di seguito potrebbe non essere aggiornato all’ultima patch uscita, ma il senso generale non cambia.

Lascio dunque la parola a Black Shark.

 

Nell’ambito videoludico si sono viste spesso imbarcazioni a vela risalenti alla cosiddetta “golden age of sail” (“l’età d’oro della navigazione”), spesso e volentieri abbinate alla figura dei pirati e all’immancabile Mar dei Caraibi. Nonostante tutto però per parecchio tempo i titoli più interessanti sul tema, escludendo avventure e gestionali e concentrandosi su quelli che ci permettono di comandare direttamente una nave, sono rimasti principalmente limitati ai prodotti Akella, tra cui Sea Dogs, Age of Pirates, eccetera. In tempi recenti invece, abbiamo visto ad esempio Assassin’s Creed: Black Flag, che al netto della parte tipica della serie era un gioco piratesco niente male, oppure il povero Raven’s Cry, che ne ha passate di tutti i colori durante lo sviluppo risentendone al momento dell’uscita (ed è un gran peccato perché il potenziale c’era). Ma trattasi comunque di giochi singleplayer.

Nel mezzo, dobbiamo sicuramente citare Pirates of the Burning Sea (PotBS da qui in avanti) un MMORPG inizialmente presente nel roster Sony Online Entertainment che, nonostante un po’ di anni sulle spalle, rimane un titolo da giocare almeno una volta (è free to play) da chiunque abbia la passione per il periodo storico della pirateria, dei corsari e delle flotte europee. Tutto questo senza considerare che attualmente è la migliore possibilità per chi cerca un MMORPG su queste tematiche, in attesa di vedere cosa proporranno in futuro titoli in lavorazione o in fase di accesso anticipato Access come Sea of Thieves, Blackguards, Tempest, Hearts of Oak, Tides of War… di cui tra l’altro alcuni nemmeno saranno MMORPG, al massimo multiplayer.

Dopo questa premessa, eccoci finalmente a parlare di Naval Action, titolo in Early Access su Steam che prende spunto da alcuni dei prodotti sopraccitati ma prende una strada differente. Infatti, se da un lato Naval Action è open world/free roaming (con combattimenti istanziati, come vedremo dopo) e presenta commercio, produzione materie prime e crafting, è al tempo stesso completamente assente qualsiasi meccanica a terra che preveda un personaggio con cui esplorare porti, combattere con spade e pistole, eccetera. Quindi il fulcro del gioco è, come suggerisce il titolo, l’azione navale, ovvero i combattimenti per mare contro l’IA e, specialmente, contro altri giocatori. (Il gioco strizza l’occhio al realismo).

Fatte queste premesse, andiamo ad analizzare meglio il gioco. Partiamo ricordando che si tratta di un Early Access, dove alcune feature vengono modificate da una patch all’altra, tanti contenuti dovranno arrivare più avanti e così via. Per questo motivo non entreremo nel dettaglio di molte meccaniche. A ricordarcelo ci pensa subito (e per tutto il tempo di gioco) l’interfaccia, decisamente scarna e provvisoria, come viene sottolineato dalla scritta “Test UI – Please ignore”. Ma del resto funzionare funziona, quindi per il momento può essere condivisibile l’idea di lasciarne il lato estetico in secondo piano, dando la priorità al gameplay e alle feature principali. Inoltre, è presente anche un tool per la segnalazione dei bug che inevitabilmente si possono riscontrare.

naval action

Primi passi

La prima volta che si entra in gioco si fa il login automatico con le credenziali di Steam, si sceglie il server, il nome del proprio capitano, la nazionalità (scegliendo tra varie nazioni vere e proprie, oppure la fazione pirata) e si entra subito nel porto della nostra capitale, che ovviamente varierà in base alla nazione scelta. Da qui bisogna rimboccarsi un po’ le maniche, non essendoci (almeno per ora) un tutorial: il porto è rappresentato da una serie di schermate (dalle gestione navi alla produzione di materie prime, passando per commercio, upgrade e altro) tra cui quella delle missioni, che rappresentano il primo passo da compiere. Accettandone una si riceverà l’incarico di affondare (o abbordare ed eventualmente catturare, a nostra scelta) una o più navi nemiche in una determinata posizione, dopodichè premendo il pulsante “SAIL” in alto, si uscirà dal porto, pronti a salpare con la propria nave.

La nave con cui tutti iniziano è il basic cutter, una nave indubbiamente piccola, con pochi uomini di equipaggio (30) e un totale di 12 cannoni (6 per lato), ma che ha l’indubbio vantaggio di essere gratuita, quindi se anche venisse affondata ne possiamo acquistare un’altra in qualsiasi porto, così come sono gratuiti i repair kit (che possiamo usare in mare aperto per riparare tutte le parti della nave o in combattimento scegliendo se riparare lo scafo o le vele, potendone usare due al massimo).

Ma torniamo a noi: siamo usciti dal porto, abbiamo la nostra nave davanti e dobbiamo completare la missione che ci è stata affidata.

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Magnetic North

I comandi per muoversi in mare aperto sono i classici WASD: con il mouse gestiamo la telecamera e l’HUD ci fornisce le dovute informazioni sullo stato della nave, le vele e altre cose. Si nota subito la presenza di una bussola, che similmente a quella di Jack Sparrow non indica il nord, siccome il suo ago segue la direzione del vento, che ovviamente influenzerà la velocità della nostra nave. Viene comunque indicata la posizione della nave rispetto al vento e ai punti cardinali, essenziali per orientarsi.

Premendo il tasto M apparirà la mappa e subito si notano due particolarità di Naval Action: la prima è che il “mondo” di gioco è veramente vasto, sia per dimensioni che per numero di porti; la seconda è che sulla mappa non è indicata la nostra posizione. Questo è un fattore molto importante, perché significa che nel nostro navigare non avremo riferimenti particolari e dovremo imparare ad orientarci appunto con la bussola e con la conformazione delle coste, o la presenza di qualche isola, quando saremo abbastanza vicini da poterle vedere. Quindi si capisce anche che Naval Action è un gioco in cui spostarsi per lunghe distanze può richiedere anche molto tempo, così come può capitare di perdersi e magari finire in acque frequentate da pirati o da una nazione con cui non si hanno buoni rapporti.

Va detto comunque che le prime missioni sono sempre abbastanza vicine e dunque basta fare un minimo di attenzione per trovare gli obiettivi in mare, sotto forma di un’icona con due spade.

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Sailing Fire

Come detto i combattimenti non si svolgono nel mondo aperto, ma in apposite istanze ambientate nel punto in cui si è dato il via alla battaglia: queste si aprono e chiudono per ogni combattimento, come avviene in PotBS.

Una volta entrati in un’istanza le cose si fanno più dettagliate, sia sotto l’aspetto grafico (sulla nave si vedranno maggiori dettagli) sia soprattutto per quanto riguarda la navigazione: si dovrà tenere maggiormente sotto controllo il vento (ritrovarselo contro può voler dire bloccarsi in mezzo al mare diventando un invitante bersaglio per i nemici), la propria velocità, le manovre, la posizione delle vele (regolabili anche manualmente) e ovviamente le armi. La mira è manuale, quindi si dovrà scegliere tramite il mouse il punto in cui sparare e l’alzo dei cannoni. In caso di navi con più ponti si potrà scegliere se sparare con le armi di tutti i ponti o escluderne alcune, così come si potranno sparare sia colpi singoli (utili per regolare la mira) che le classiche bordate. E anche nel mirare dobbiamo tenere sotto controllo il resto, perché la nostra nave ovviamente si muoverà seguendo le onde del mare, quindi si può mirare benissimo, ma sparando nel momento sbagliato si finirà con lo sprecare una bordata. Senza dimenticare il fumo dei cannoni che per alcuni secondi ci impedirà di vedere chiaramente le altre navi e dove stiamo mirando.

In queste fasi si potrà anche gestire il proprio equipaggio, potendo destinarne di più alle armi o alla navigazione, in caso di bisogno una parte dei nostri uomini potrà dedicarsi alle riparazioni o alle emergenze (falle da tappare, incendi da domare e così via).

Dato che il focus del titolo è sui combattimenti, non stupisce che Naval Action dia il meglio di sè in questo contesto. I danni sono localizzati, quindi a seconda di dove colpiamo possiamo danneggiare lo scafo, le vele o l’alberatura, i cannoni, moduli come il timone oppure decimare l’equipaggio; ovviamente in caso di danneggiamento allo scafo e relativa corazzatura si possono creare falle tramite cui entrerà acqua… e per finire in bellezza un colpo ben piazzato potrebbe anche innescare un incendio che, se non gestito adeguatamente, potrebbe arrivare al deposito delle polveri e provocare l’inevitabile esplosione.

Questo porta quindi a diverse possibili tattiche per sconfiggere il nemico: possiamo andare sul classico, colpendolo con le normali palle di cannone per distruggere la nave e portarla all’affondamento, oppure possiamo prima usare le palle incatenate per danneggiare vele ed alberatura andando così a limitare la mobilità della nave nemica per poi finirla con calma rimanendo fuori dalla portata delle sue bordate, oppure si può ridurre il suo equipaggio con i colpi a grappolo, in modo che i pochi elementi rimasti siano insufficenti per gestire al meglio la nave, diminuendo la capacità di navigare, ricaricare i cannoni, tappare falle e così via. Ovviamente oltre a queste possibilità non manca l’abbordaggio della nave nemica: in questo caso la prassi è immobilizzare la nave (l’abbordaggio è possibile solo a velocità inferiori ai 3,5 nodi) e rendere inoffensivo l’equipaggio, o quantomeno ridurlo ad un numero gestibile dai nostri uomini.

Non pensate però di fare abbordaggi come quelli visti in Black Flag e nemmeno in PotBS. In questo caso la maggiore similitudine è con Vendetta: Curse of Raven’s Cry, in quanto l’abbordaggio viene gestito tramite interfaccia e azioni da eseguire, anche se in Naval Action si hanno più possibilità a disposizione. Fondamentalmente troviamo una schermata divisa in due parti, una per nave, con i dati sull’equipaggio come numero di uomini, morale e preparazione, in pratica i punti azione e appunto i pulsanti con le azioni che vanno dal classico attacco alla difesa, passando per il far fuoco con i moschetti, lanciare esplosivo e così via, incluso il tentativo di sganciarsi dall’altra nave per scappare dall’abbordaggio. Il tutto si svolgerà tramite turni in cui si dovrà scegliere di volta in volta quale azione compiere. Ogni azione consumerà più o meno punti preparazione, basandosi poi su un sistema in stile carta-forbice-sasso: sarà insomma nostro compito scegliere l’azione giusta in base a quella dell’avversario per avere il numero di uccisioni maggiore in ogni turno, con l’obiettivo di arrivare alla resa del nemico. Ovviamente l’abbordaggio sarà più semplice se si avrà prima decimato l’equipaggio nemico a colpi di cannonate.

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Under Jolly Roger

Analizzate le basi del gioco, rimane molto altro da scoprire. Infatti, al di là delle missioni da fare in solo, ci sono missioni di gruppo (fattibili anche con NPC che sostituiscono eventuali giocatori mancanti) ma specialmente tutto il sistema di conquista dei porti. Infatti nella mappa solo alcuni porti (le capitali e i porti neutrali) sono impossibili da catturare, mentre tutto il resto è attaccabile e conquistabile, a patto di sconfiggere le difese e la flotta che la fazione avversaria metterà in campo.

Ma in Naval Action sono molto importanti anche i commercianti e i produttori di risorse. Infatti il gioco presenta la classica economia “player driven”, ovvero ad opera dei giocatori, che dunque potranno produrre risorse da vendere sul mercato oppure fare compravendita, recandosi nei porti dove c’è abbondanza di una qualche materia prima per poi andare a rivenderla dove si trova la maggior richiesta. Un’attività potenzialmente molto remunerativa ma non esente da rischi, in quanto le navi da trasporto sono le più interessanti per i pirati e per le nazioni avversarie che vogliono danneggiare i propri nemici. Di recente inoltre è stata aggiunta la possibilità di fare i contrabbandieri, potendo quindi arrivare a commerciare pure nei porti nemici. Questo però si paga con la possibilità di essere attaccati da chiunque, compresi i propri connazionali.

Se allora una nazione non ha la capacità di produrre le risorse necessarie e portarle nei porti in cui servono può trovarsi in svantaggio, specialmente dal punto di vista dei crafter, che hanno il compito di rifornire di navi i giocatori della propria nazione. Infatti ogni imbarcazione presenta una durabilità che, una volta esaurita, porta alla sua perdita, inclusi upgrade e cannoni installati. C’è dunque una continua richiesta di navi, considerando che quelle di livello più alto sono solo craftabili, mentre quelle prodotte dagli NPC nei porti hanno caratteristiche base. Stesso discorso vale per i tanti upgrade che possono migliorare il rendimento della propria nave.

Ma torniamo ai pirati. Il team di sviluppo ha più volte dichiarato che Naval Action non intende essere il “solito gioco di pirati”, ma questo non vuol dire che essi non siano presenti in gioco. Da notare che se un giocatore di qualsiasi nazione decide di attaccare un suo connazionale, automaticamente viene etichettato come pirata, con tutto ciò che ne consegue. Quel che però si può imputare attualmente a Naval Action è il fatto che i pirati funzionino come una normale nazione: l’unica differenza è che si possono attaccare tra di loro senza malus di sorta, ma per il resto a livello di gameplay essere pirata o inglese non cambia nulla. Sarebbe invece bello se i bucanieri presentassero delle meccaniche differenti per caratterizzarli maggiormente.

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Alestorm o Running Wild?

Sì, perché in Naval Action, almeno al momento, non c’è una colonna sonora, perciò tanto vale ascoltare qualcosa a tema. Un sottofondo musicale può aiutare quando si è in mare aperto e si devono fare tratte più o meno lunghe, ma solo in questi casi: in combattimento sicuramente vale la pena far suonare i cannoni, un po’ perché i suoni sono coinvolgenti (dai cannoni che sparano al legno che si frantuma fino alle vele che si squarciano) e un po’ per non deconcentrarsi, dato che gli scontri richiedono impegno e attenzione, come dimostra il fatto che se ci sono più di due navi in combattimento è utile poter sentire la campana che avvisa di un imminente impatto nel caso non ci fossimo accorti di una nave troppo vicina. A maggior ragione poi niente musica se si gioca in gruppo e si usa TeamSpeak (o servizi analoghi) per coordinarsi durante i combattimenti.

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Considerazioni finali

Pur nella sua versione in Early Access, Naval Action è sicuramente un titolo con molto potenziale, che se verrà curato dagli sviluppatori seguendo i feedback della community non potrà che migliorare. Non è però un gioco per tutti: i combattimenti navali non sono veloci per loro natura, specialmente nel periodo in cui Naval Action è ambientato; se poi si considera il taglio simulativo non è raro passare lunghi periodi a navigare in mezzo al mare per raggiungere i propri obiettivi, ingaggiare combattimenti che non durano meno di 15 minuti per quelli semplici e molto di più per quelli con tante navi coinvolte.

Nonostante la presenza di un server PvE, la natura di Naval Action è PvP. In ogni caso parliamo di un prodotto che, pur non essendo un MMO, è giocabile soltanto online. Chi quindi è interessato a una forte esperienza singleplayer dovrà orientarsi su altri prodotti, così come chi cerca un MMORPG vero e proprio o un gioco incentrato sui pirati. Senza tanti fronzoli, Naval Action è un titolo dedicato a chi ama passare ore ed ore sulle navi combattendo, esplorando ed eventualmente commerciando.

Questo ci porta all’immancabile considerazione sul prezzo: Naval Action viene venduto come Early Access a €36,99, prezzo che potrebbe frenare più di una persona perché è lecito chiedersi se sia il caso di spendere quasi 40 euro per un titolo che sì promette bene ma che potrebbe cambiare parecchio da qui alla release, senza dimenticare che prima della versione 1.0 potrebbero esserci dei wipe che porterebbero ad un azzeramento dei progressi (anche se pare che verrà conservata l’esperienza maturata e il grado raggiunto, per non ripartire proprio da zero). Nella piena natura del programma di accesso anticipato si gioca facendo da tester, provando di patch in patch soluzioni più o meno sperimentali, segnalando bug e così via.

A questo punto mi sento di consigliare Naval Action senza tante remore a chi si ritrova nella descrizione del giocatore tipo fatta sopra, a patto di non avere problemi con Early Access e affini: se il genere piace, Naval Action regala già ora tanto divertimento. Per tutti gli altri invece conviene aspettare di vedere che forma prenderà il titolo da qui alla release.

 

 

 

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