NEED FOR SPEED – RECENSIONE PC

NEED FOR SPEED – RECENSIONE PC

Da sempre Need for Speed è sinonimo di velocità e adrenalina al volante. Un binomio che si era interrotto dal 2013, quando non vedevamo più un esponente della serie corsistica di Electronic Arts arrivare sui nostri computer. Ghost Games ha infatti deciso di affrancarsi dall’uscita annuale del titolo, che a lungo andare aveva causato un sensibile calo della qualità, per dedicarsi a un progetto più curato e ambizioso. Sotto queste vestigia è nato Need for Speed, com’è semplicemente chiamato il reboot della saga uscito lo scorso novembre su PlayStation 4 e Xbox One e giunto solo questo mese su computer. L’intenzione era chiara: tornare alle origini della serie con un capitolo che rappresentasse una summa di tutto il meglio che Need for Speed è stato nel corso degli anni. Il ritardo di quattro mesi della versione PC è dovuto alla volontà di non realizzare un semplice porting ma creare “l’esperienza definitiva di NFS per PC”.

Insomma, è valsa la pena di aspettare la primavera per godersi il gioco su computer? Prima di rispondere a questa domanda facciamo un passo indietro e parliamo del gioco in sé.

La notte è nostra… il giorno no

Per quanto Need for Speed sia un reboot, di fatto strizza molto l’occhio ai capitoli della serie usciti tra il 2004 e il 2005, ovvero i mitici Underground 2 e Most Wanted, al punto che chiamarlo Underground 3 (Most Wanted 2 l’hanno già fatto…) non sarebbe stato affatto fuorviante. Tornano infatti le corse clandestine, gli inseguimenti con la polizia e la metropoli notturna completamente open world, ispirata a Los Angeles e qui chiamata Ventura Bay. Nonostante le inevitabili differenze, i giocatori di vecchia data non faticheranno a notare grandi somiglianze con la Bayview di Underground 2, dalle vie del centro cittadino alle tortuose strade della collina intorno.

Diciamolo subito: la piovosa città che fa da scenario a Need for Speed è bellissima. Ventura Bay è un’affascinante e magnetica metropoli della West Coast, con i suoi quartieri industriali, i viali alberati e le viste sul mare. Merito di tanta bellezza va sì al comparto grafico (di cui parleremo tra poco), ma anche a un’art direction in stato di grazia. L’unico appunto che si può muovere alla realizzazione della città è che le strade sono troppo deserte, scelta forse presa per alleggerire il framerate. In ogni caso i panorami di cui è possibile godere sono davvero spettacolari, a patto di digerire il fatto che il gioco prende in considerazione solo i momenti compresi tra il crepuscolo e l’alba: in pratica, appena inizia ad albeggiare a Ventura Bay torna subito la notte, cosa che potrebbe far storcere il naso a qualcuno ma che a me non dà fastidio. D’altra parte anche gli Underground erano giochi notturni eppure nessuno si lamentava che fossero ambientati solo di notte, no?

Finalmente poi torna in grande stile anche il tuning, per la gioia dei fan che lo chiedevano da anni. Più precisamente, Need for Speed comprende cinque modi di giocare: Tuning, Speed, Style, Crew e Outlaw. Ognuno corrisponde a una filosofia, un modo diverso di vivere le corse: se Tuning riguarda ovviamente la personalizzazione e la modifica estrema delle vetture, Speed rappresenta la velocità oltre ogni limite, Style la guida più tamarra con evoluzioni e gimcane, Crew l’essere parte di un gruppo e infine Outlaw infrangere le regole e sfuggire alle forze dell’ordine. Compiere azioni legate agli stili di gioco fa guadagnare punti reputazione e fa salire il nostro livello REP: se ad esempio durante il nostro girovagare per le strade spingiamo a tavoletta sull’acceleratore riceveremo punti Speed, se facciamo i vandali distruggendo idranti e pali della luce punti Outlaw e così via.

L'interfaccia è efficace e pulita, anche se cose come riavviare le gare richiedono un po' di giri di clic inutili.

L’interfaccia è efficace e pulita, anche se cose come riavviare le gare richiedono un po’ di giri di clic inutili.

I cinque stili di gioco presentano ognuno una storyline in cui l’obiettivo finale è diventare un’icona al pari di leggende come Ken Block, Nakai-San e Magnus Walker, presenti in carne ed ossa nei filmati di gioco. Questi ultimi sono infatti realizzati in live action con attori professionisti e ben esaltano la vena tamarra e “ggiovane” del gioco, nonostante il doppiaggio italiano non risulti sempre al top e la trama non sia assolutamente niente di trascendentale. Ma d’altronde c’è qualcuno che gioca a Need for Speed per la trama?

Mentre le gare secondarie non hanno alcun impatto narrativo, superare un evento associato a uno degli stili sopracitati permette di proseguire nella storia, sbloccare nuovi potenziamenti o ricevere vetture speciali come premio. Ed è a questo proposito che dopo un po’ di ore di gameplay subentra il primo difetto del gioco, ovvero la relativa mancanza di varietà. In Need for Speed ogni evento si traduce sempre e soltanto in una gara: una gara sprint, a cronometro o di derapate, ma pur sempre una gara. Se questo ha perfettamente senso per il ramo Speed, in cui bisogna dimostrare di essere il pilota più veloce della città, ha meno senso per il ramo Tuning, il cui l’obiettivo dovrebbe essere modificare la propria auto nei modi più cattivi e fantasiosi. Ricordate quando in Need for Speed Underground 2 bisognava farsi fare i set fotografici dalle riviste, parcheggiando la vettura dietro viste panoramiche ed esibendo spoiler, minigonne e bagagliaio modificato nel modo più zarro possibile così da far incrementare il punteggio in stelle che determinava quanto eravamo fighi? Ecco, questo tipo di diversivi manca completamente al nuovo Need for Speed, in cui qualsiasi tipologia di evento si traduce sempre nel fare le stesse cose. Se in un racing game è ovviamente sacrosanto che il fulcro dell’esperienza sia costituito dalle corse, Need for Speed fallisce però nel fornire delle attività alternative che spezzino la monotonia, cosa che invece riusciva egregiamente al capitolo del 2004.

Ancora peggio, quel che a Need for Speed manca è un vero motivo per darsi all’esplorazione del mondo di gioco. Esplorare Ventura Bay è assolutamente superfluo, dal momento che per raggiungere il luogo di un evento basta usare il teletrasporto e, una volta concluso, fare lo stesso col successivo: a parte rari momenti, potenzialmente si può finire il gioco senza mai muoversi dal proprio garage. Per tornare al paragone con Underground 2, lì era necessario girare la città in lungo e in largo per scoprire nuove gare, concessionari esclusivi e officine con pezzi speciali, mentre qui esplorare serve al massimo per trovare i vari collezionabili sparsi in giro per la mappa quali posti panoramici, “ciambelle” da fare sgommando e qualche pezzo di ricambio che spesso e volentieri è più scarso di quello che già avete installato sull’auto.

L’ambientazione open world insomma non è ben sfruttata, ed è un mezzo delitto contando l’innegabile bellezza della città di cui si diceva prima. L’unica eccezione è costituita dalle missioni Outlaw, che richiedono un discorso a parte. Queste coinvolgono una fazione segreta e vanno effettivamente effettuate mentre si gira per il mondo virtuale. A seconda che sceglieremo di avanzare o meno nel ramo Outlaw il gameplay del gioco cambierà sensibilmente: se infatti non compiremo le missioni Outlaw la polizia non diventerà mai una vera minaccia, mentre se saliremo nella lista dei ricercati anche le forze dell’ordine livelleranno con noi, arrivando a mettere in campo posti di blocco e strisce chiodate pur di fermarci. Questa scelta di design è stata probabilmente presa per evitare di costringere a lunghi inseguimenti con la polizia chi magari vuole soltanto correre le gare, e in fin dei conti risulta intelligente. Molto carino anche il fatto che le volanti possono gettarsi all’inseguimento di piloti controllati dall’IA, cosa che fa sembrare il mondo più vivo.

All'uscita del gioco su console l'effetto elastico era particolarmente accentuato, ma è stato molto ridotto.

All’uscita del gioco su console l’effetto elastico era particolarmente accentuato, ma è stato molto ridotto.

Bruciare l’asfalto

Mi rendo conto che, a leggere il paragrafo precedente, potrebbe sembrare che abbia demolito il gameplay del gioco, eppure non è lontanamente così. In un racing game ciò che conta più di ogni altra cosa è la guidabilità, il feeling che senti pad alla mano mentre governi la macchina, e in questo Need for Speed è fatto dannatamente bene. Le vetture si guidano che è un piacere e il senso di velocità è reso alla grande, al punto che quando si toccano velocità folli viene quasi istintivo rallentare per paura di perdere il controllo del bolide. Ghost Games ha riposto un’attenzione certosina nel ricreare il comportamento delle vetture, ovviamente sempre da un punto di vista arcade: non aspettatevi dunque un gioco simulativo o particolarmente tecnico, perchè il modello di guida di Need for Speed rimane accessibile come da tradizione.

Il sistema presenta tuttavia una genialata che sposta gli equilibri: si tratta di una serie di slider con vari parametri che riguardano la maneggevolezza dell’auto e possono essere impostati per favorire il drift, cioè le derapate, o il grip, l’aderenza. Questa trovata semplice ma efficace aggiunge profondità alla formula, permettendo anche a chi non ha mai masticato motori in vita sua di sperimentare modificando parametri quali risposta dello sterzo, pressione degli pneumatici e forza del freno a mano e sentire al volo la differenza. D’ora in poi questa feature dovrebbe essere implementata in tutti i racing game arcade, senza se e senza ma.

L’unico appunto che si può muovere alle gare è un certo sbilanciamento della difficoltà: se ho concluso senza patemi la storyline del ramo Speed, ho trovato molto più complicato superare altri eventi; in particolare le gare di derapate sono sensibilmente più ostiche e per superarne alcune è richiesto totalizzare una quantità di punti francamente eccessiva. Inoltre talvolta capita che la guida spericolata dei piloti avversari faccia perdere punti anche a noi; la cosa può risultare frustrante se si considera che in Need for Speed non si può scegliere il livello di difficoltà, quindi se non riusciamo a superare una data prova non c’è altra via se non tentare e ritentare fino al successo.

Dicevamo prima del tuning: questo comprende sia modifiche estetiche sia prestazionali al veicolo. Buona parte dei potenziamenti si sblocca in base al livello REP e consente di pompare la propria macchina fino a farla competere con altre sulla carta ben più prestanti. Se il numero di potenziamenti meccanici è più che soddisfacente, sono davvero notevoli le possibilità di personalizzazione dell’aspetto della vettura, con centinaia di vernici, adesivi e decalcomanie da applicare alla carrozzeria in (quasi) totale libertà, a parte alcuni pezzi bloccati. Underground 2 gli è ancora superiore, ma questo Need for Speed è il gioco di guida col miglior tuning degli ultimi anni.

Per quanto riguarda la longevità, per finire le cinque storyline sono sufficienti una quindicina di ore, alle quali vanno però aggiunti i vari momenti in garage, le fasi di esplorazione, le gare secondarie e e gli eventi della Eddie’s Challenge, competizione introdotta su console con un update post-lancio incluso da subito su PC.

Accelerate a tavoletta, sparate il Nitro e godetevi le luci della città impazzite.

Accelerate a tavoletta, sparate il Nitro e godetevi le luci della città impazzite.

The ultimate Need for Speed

A tal proposito, parliamo della qualità della conversione. La versione PC è senza ombra di dubbio la migliore uscita finora di Need for Speed: essa si presenta forte di supporto al gamepad e al volante, cambio manuale, risoluzione 4K, grafica migliorata e audio di altissima qualità. In aggiunta il framerate è variabile e non lockato a 30 fps come per la versione console.

Tutto questo si vede eccome: visivamente Need for Speed è infatti magnifico. La grafica non si basa tanto su texture particolarmente pesanti quanto su un uso sapiente di effetti particellari, shader e postprocessing, come l’ottima resa dell’asfalto bagnato o del fumo delle sgommate. Di conseguenza il gioco non è particolarmente esoso e gira fluido anche su configurazioni non al top (certo, magari non al massimo delle impostazioni). Impressionante anche la cura riposta nei modelli delle vetture (tutte con licenze ufficiali) e nella loro somiglianza alle controparti reali, mentre la soundtrack include musiche tamarre e “gangsta” al punto giusto, come Night Riders di Major Lazer, Surface di Aero Chord e, appunto, Gangsta’s Paradise di Coolio.

Need for Speed viene inoltre aggiornato come se fosse un MMO, con frequenti update gratuiti da parte di Ghost Games. La versione PC include dal day-one i primi due aggiornamenti usciti per il gioco, Icons e Legends, mentre Showcase e Hot Rods sono disponibili proprio a partire da oggi.

Le luci dinamiche rappresentano la ciliegina sulla torta per un comparto tecnico già maestoso.

Le luci dinamiche rappresentano la ciliegina sulla torta per un comparto tecnico già maestoso.

E il multiplayer?

In quanto MMO.it non possiamo non concludere parlando della componente multigiocatore di Need for Speed. Pur non trattandosi di un MMO, infatti, il software richiede una connessione costante a Internet. Il matchmaking pubblico tende ad accoppiarci con altri giocatori nell’open world, che può contenere contemporaneamente al massimo otto utenti. Si può interagire con i player all’interno della stessa sessione multiplayer sfidandoli in un evento spontaneo o invitandoli a una data gara, ma purtroppo tutto il sistema si ferma a un livello estremamente basilare, senza clan persistenti nè alcuna funzionalità sociale realmente interessante. Sotto questo aspetto il gioco Electronic Arts è lontano anni luce da The Crew.

 

 

 

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