BATTLEFIELD 1 – RECENSIONE POST-PATCH DI PLINIOUS

BATTLEFIELD 1 – RECENSIONE POST-PATCH DI PLINIOUS

In questi anni erano in molti a temere che DICE, la software house svedese che ha dato i natali alla serie Battlefield, avesse ormai perso lo smalto. D’altronde sia Battlefield 4 sia Star Wars Battlefront, pur essendo titoli di successo, dal punto di vista ludico hanno deluso, il primo per i troppi bachi e problemi ai server e il secondo per la penuria contenutistica e il gameplay poco meritocratico.

Per trovare l’ultimo capitolo della serie davvero grandioso in multiplayer bisogna risalire a Battlefield 3 o, secondo alcuni, addirittura al mitico Bad Company 2. Perchè il comparto multigiocatore è il cuore pulsante di ogni Battlefield, al di là di una campagna singleplayer che nella sua durata di una manciata di ore può anche lasciare qualcosa, ma non decreta il successo a lungo termine del prodotto.

DICE questo lo sa bene, ma ciò non toglie che ha avuto fegato nello scegliere come ambientazione del gioco un contesto passato, a differenza del trend futuristico in voga negli sparatutto di questi anni. La scelta della Prima Guerra Mondiale si è rivelata una carta vincente fin dall’annuncio di Battlefield 1, il cui trailer su YouTube è uno dei più visti di sempre in ambito gaming.

È già da un paio di settimane che il web pullula di recensioni del titolo, mentre il verdetto di Asczor è uscito la settimana scorsa. È per questo che io ho deciso di scendere più in profondità, con un’analisi non esaustiva, ma spero soddisfacente dell’attuale situazione di Battlefield 1 dopo la patch di pochi giorni fa. L’update si è concentrato unicamente sul comparto multigiocatore: la breve campagna che permette di rivivere le toccanti storie di alcuni uomini, ancor prima che soldati, della Grande Guerra non è stata toccata dallo studio e, perciò, non ne parlerò in questa sede. D’altra parte l’adrenalina e le emozioni che cerco in ogni Battlefield risiedono nel comparto multigiocatore. Addentriamoci dunque nell’ambientazione e nel multiplayer del titolo DICE, da me provato nella versione PC.

 

The war to end all wars

Mettiamolo subito in chiaro: Battlefield 1 non è un gioco realistico nè cerca di esserlo. Il titolo, più che riproporre fedelmente lo scenario del 15-18, attinge da tutte le fascinazioni impresse nell’immaginario collettivo riguardo al periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento. Ecco quindi che, invece di una logorante guerra di attesa in trincea, abbiamo frenetici assalti di baionetta e violenti scontri tra cingolati, mentre la quasi totalità delle armi sono basate sulla ricerca storica, alla quale però si sommano molte licenze “esotiche”, come armi e tecnologie sperimentali. Ne è un esempio la corazza Farina, che nella realtà è stata adottata in pochissime occasioni dall’esercito italiano, rivelandosi fallimentare sul campo di battaglia.

Più che di Prima Guerra Mondiale, sarebbe forse corretto parlare di retrofantascienza dieselpunk: uno scenario alternativo in cui carri armati, zeppelin, navi e treni corazzati si affrontano in un tripudio di fumo e fiamme. Battlefield 1 insomma esalta la sua vena pop, tant’è che in più di un’occasione mi ha ricordato La Leggenda degli Uomini straordinari, film del 2003 tamarro come tutti gli action movie hollywoodiani, ma molto gustoso nella sua commistione di elementi diesel-steampunk. D’altronde per chi cerca il realismo esistono giochi come Verdun, che propongono un approccio molto più simulativo alla Grande Guerra.

Battlefield 1 è però un prodotto estremamente coerente a livello di rappresentazione scenica. Pur concedendosi molte licenze, infatti, il titolo rende benissimo l’idea di una guerra sporca, brutale, disumana, collocata all’alba di un’epoca che ha visto la fine delle vecchie tattiche napoleoniche, con fanti armati di moschetto e cariche di cavalleria, a favore di tecniche di guerra “scientifiche”, in cui le prime armi chimiche erano in grado di causare stragi spietate e i soldati erano considerati come un numero, da mandare al macello in caso di (presunta) necessità. Una guerra “sbagliata”, per via dell’evidente contraddizione tra la componente umana degli eserciti e la progressiva meccanizzazione del conflitto dovuta al vorticoso avanzamento industriale. In Battlefield 1 tutto questo c’è: il gioco diverte mentre trasmette il dramma della guerra, e già solo questo dovrebbe bastare a smorzare la pretestuosa polemica mossa dal corpo degli Alpini secondo cui il titolo non rispetterebbe i fanti italiani caduti nel conflitto. In altre parole, a nessuno verrebbe mai voglia di andare realmente in guerra dopo aver giocato a Battlefield 1.

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Gli ambienti sono tutti credibili e artisticamente ispirati.

 

Gameplay e gunplay

Qualcuno ha accusato il titolo di essere una copia reskinnata dei precedenti Battlefield. Niente di più falso: chiunque abbia mai giocato davvero un capitolo della serie si renderà subito conto che questo gioco presenta molte feature e meccaniche diverse, dalla mobilità dei fanti fino al combattimento melee. Muovendosi per il campo di battaglia non si può infatti non notare che i soldati di Battlefield 1 presentano un’elevata mobilità: il sistema di movimento è estremamente veloce e reattivo, lo scarto tra un’azione e l’altra è minimo e spesso non impedisce di continuare a sparare. Tutto questo dà vita a un’azione di gioco frenetica ma, attenzione, non meno tattica.

Se il movimento risulta particolarmente fluido, è anche grazie ad animazioni di qualità eccezionale, che rendono bene la pesantezza delle armi e la fisicità dei soldati nel buttarsi dietro un riparo, scavalcare un muretto o stramazzare al suolo. L’animazione con cui un fante cade dipende infatti da fattori quali la direzione e la potenza dei colpi, nonché il tipo di terreno: raramente vedrete due soldati morire con le stesse movenze, e questo aumenta incredibilmente il senso di immersione. Non solo, in Battlefield 1 ogni azione come entrare in un carro o cambiare posto in un aeroplano prevede un’animazione dedicata che mostra esattamente cosa sta facendo il nostro PG. Così non si ha mai l’impressione che le azioni del soldato siano distaccate dai nostri comandi. Nota di merito per l’animazione di ricarica, diversa per ogni bocca da fuoco, che illustra con un’attenzione quasi filologica le operazioni necessarie per cambiare i proiettili nel caricatore.

Eppure, dove il gioco eccelle davvero è nello shooting: i colpi entrano bene grazie a hitbox precise e a un’ottima risposta lato server (non credete a chi lamenta hitbox sfasate, probabilmente non sa come giustificare l’aver mancato il bersaglio). Centrare il bersaglio procura una sottile sensazione di piacere, cosa che rende il gunplay di Battlefield 1 incredibilmente assuefacente. Il tempo di respawn è veloce ma non troppo e concede sempre alcuni secondi per pensare a cosa si è sbagliato, così da evitare magari di commettere lo stesso errore la volta dopo.

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La schermata di fine match riepiloga in modo esaustivo le statistiche dei migliori giocatori. Notare tra gli MVP il cacodemone Asczor, Djajic famoso criminale di guerra serbo, Adam Plynious Jensen, un estimatore di Dark Age of Camelot e uno di Marauder Shields. Top.

 

Lotta di classe

Inizialmente le classi potevano essere personalizzate tramite uno scomodo menu a cui si accedeva solo in partita, aspetto che costringeva a fare le cose in fretta e furia per non sottrarre il proprio aiuto al team, o usando la companion app di Battlefield 1. Per fortuna con l’update DICE ha inserito una schermata per la customizzazione dei soldati direttamente nel menu principale.

Come ormai saprete, le quattro classi di Battlefield 1 corrispondono ad Assalto, Medico, Supporto e Scout. Questa potrebbe apparire una divisione scontata ma, in realtà, era dal 2011 che il quartetto di classi di Battlefield vedeva Assalto, Geniere, Supporto e Scout. Con questo cambio di equilibri DICE ha preso due piccioni (di guerra) con una fava: innanzitutto ha bilanciato l’Assalto, che in Battlefield 3/4 poteva accedere ai migliori fucili del gioco e alla possibilità di curare e ressare gli alleati, cose che lo rendevano abusatissimo sui server. In secondo luogo ha depennato il Geniere, classe da me sempre vista di mal occhio (vi prego Genieri, non odiatemi) per via della diffusa tendenza a sparare sulla fanteria i colpi di lanciamissili (RPG e Gustav), teoricamente progettati per danneggiare veicoli e velivoli. D’altronde durante la Grande Guerra non è che girassero molti lanciamissili portatili. Ora è il Supporto ad occuparsi delle riparazioni, cosa anche giusta visto il nome della classe.

È grazie a queste intelligenti modifiche alla formula che il quartetto di classi di Battlefield 1 funziona (quasi) alla perfezione. L’Assalto può accedere alle armi automatiche, le più semplici da usare e alcune tra le più forti come l’Hellriegel, nonché ai devastanti fucili a pompa (qualcuno li nerfi, per favore), ed è l’addetto a demolire carri e mezzi vari grazie a mine e granate anti-tank. Il Medico ha accesso a sfiziosi semiautomatici e fucili “quasi da cecchino” e, siringona alla mano, è il responsabile della cura e risurrezione dei compagni caduti. Il già citato Supporto possiede armi con molti colpi in canna, perfetti per fare soppressione sui nemici mentre rifornisce gli alleati di munizioni. Essendo la classe con le armi meno forti, le sue mitragliatrici leggere sono state rese più precise con la patch. Poco ma sicuro, però, il Supporto ha accesso ai gadget migliori del gioco, tra cui spicca il divertentissimo mortaio che, se usato in una situazione adatta (magari con tanti nemici arroccati in un punto), può far piovere morte e delirio tra le fila nemiche. Anche il mortaio ha visto dei cambiamenti con l’update, volte a renderne l’utilizzo più sensato: ora il mortaio impiega più tempo per mirare bene verso un punto preciso della mappa, per via di un mirino che si stabilizza pienamente dopo alcuni secondi: questo permette al giocatore di scegliere se sparare colpi più lenti e precisi o, al contrario, velocemente ma un po’ a casaccio.

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Alla nuova schermata di personalizzazione dei soldati si può accedere dal menu principale.

 

C’è poi lo Scout, di fatto il cecchino, su cui va approfondito il discorso. Come da tradizione, lo Scout presenta fucili a colpi singolo con cui poter colpire da distanze siderali. In Battlefield 1 la meccanica dello sniping ha visto delle piccole, ma sostanziali modifiche: innanzitutto la balistica è stata semplificata, riducendo la caduta del proiettile e facilitando così i colpi a lungo raggio. Questo rende i fucili di precisione molto affidabili e trasforma lo Scout in una delle classi più letali del gioco. Questo potenziamento dello Scout è però controbilanciato da un dettaglio: il mirino dello Scout infatti luccica al sole, creando quel tipico effetto da film western. Esso avvisa visivamente i soldati quando un cecchino sta puntando dalla loro parte, col risultato che, quando si scorge il maledetto bagliore provenire da una collina in lontananza, si inizia a zigzagare come dei matti o ci si butta a terra strisciando tra le macerie. Dal punto di vista ludico questa meccanica è geniale, e poco importa che il mirino luccichi anche quando il sole non c’è o è alle spalle: il gameplay viene prima del realismo. In generale, dinamiche di gioco come questa favoriscono l’insorgere di momenti spettacolari e molto cinematografici, a tutto vantaggio dell’appagamento ludico e visivo.

Ci sono inoltre tre classi èlite, la Sentinella, il Flammiere e il Cacciatore di carri. Queste possono essere pickate solo a battaglia in corso in alcuni punti della mappa, similmente a quanto avviene con gli eroi in Star Wars Battlefront, e presentano armi micidiali, nonché più punti vita delle classi normali. Molto divertenti per chi le usa, possono invece essere causa di frustrazione per gli altri giocatori, anche a causa dell’aleatorio meccanismo di assegnazione.

Subentrano infine tre classi aggiuntive, il Pilota, il Carrista e il Cavaliere. Queste vanno prese direttamente allo spawn e offrono abilità specifiche, come la capacità di riparare al volo un veicolo. Se Pilota e Carrista trovano ovviamente la loro dimensione naturale alla guida dei mezzi, lo stesso non si può dire per il Cavaliere, che è fortissimo anche da appiedato grazie a una maggiore resistenza ai colpi, a un ottimo fucile e all’abilità di dispensare munizioni, medikit e granate a piacimento, cose che lo rendono un tuttofare, decisamente OP rispetto alle altre classi.

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Alcune scene di Battlefield 1 sono arte in movimento, specialmente con un paio di amici.

 

Palate in da face

Come armi secondarie ci sono le immancabili pistole, mentre per il corpo a corpo il gioco si può scegliere tra una vasta gamma di armi melee. Proprio il combattimento fisico è stato oggetto di uno dei principali revamp per la serie: in Battlefield 1 ogni arma corpo a corpo, dal pugnale alla mazza ferrata, presenta statistiche di velocità, danno e raggio diverse dalle altre. A differenza di Battlefield 4, dove bastava pugnalare un nemico da qualsiasi posizione per shottarlo, qui l’uccisione è istantanea solo se lo si coglie alle spalle o a terra. Subentra così un interessante dilemma: è meglio usare un’arma melee più veloce ma che infligge meno danni o viceversa? Siete voi a dover decidere in base al vostro stile di gioco e abilità. Quel che è certo è che sul campo di battaglia le botte non verranno mai a mancare. In generale questa revisione dei combattimenti all’arma bianca convince e restituisce un gameplay più fisico, anche grazie ad armi improvvisate come pale e picconi, che trasmettono tutta la brutalità del conflitto.

A tal proposito, però, l’azione più violenta a nostra disposizione è la famosa carica di baionetta (solo per le armi su cui questa è innestata), che porta a correre furiosamente verso il nemico in preda a una specie di furia omicida e infilzarlo come uno spiedino. L’idea è carina, legata com’è al contesto della Grande Guerra, e premia uno stile di gioco spavaldo e offensivo, ma è realizzata in modo un po’ grezzo: la charge spesso “si inceppa”, mancando clamorosamente il bersaglio senza apparente motivo ed esponendoci a morte facile. Purtroppo il tasto della carica è lo stesso dell’attacco corpo a corpo, cosa che spesso porta a caricare i nemici quando si vorrebbe prenderli a palate e viceversa. DICE aveva dichiarato di voler separare i due comandi, ma stiamo ancora aspettando.

Per quanto riguarda invece le granate, c’è solo l’imbarazzo della scelta tra granate incendiarie, fumogene, a gas, a frammentazione, a impatto e mini granate. In caso di gas è necessario indossare l’apposita maschera, la quale impedisce però di mirare zoomando con l’arma, aggiungendo un’ulteriore componente tattica agli scontri.

Armi primarie, secondarie e gadget possono essere acquistati spendendo appositi crediti. La quantità di armi totali non è particolarmente elevata, se si conta che molte sono versioni diverse dello stesso fucile base. Il sistema di progressione non è inoltre impeccabile: tra il livello 4 e il 10 non c’è nessuna arma da sbloccare, e grindare livelli può risultar tedioso.

Sicuramente si poteva creare un sistema di personalizzazione dei soldati più appagante, permettendo ad esempio di modificarne i vestiti con diversi tipi di divisa, elmetto e mantello. Per le armi rimediano invece i Battlepack, casse che contengono varie modifiche estetiche. Se al momento l’unico modo per ottenerne una è essere selezionati casualmente tra i vincitori a fine round, è stato annunciato che presto Battlepack si potranno comprare per soldi reali. Finchè il tutto si ridurrà a skin estetiche, la cosa è più che accettabile.

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Ecco la schermata dei Battlepack, che presto potranno essere acquistati con soldi reali.

 

Mappe e modalità di guerra

Ludicamente parlando, il gradito ritorno dei 64 giocatori va a tutto beneficio della sensazione di massività dell’esperienza. E no, Battlefield 1 non è ovviamente un MMO, anche se a tratti dà quasi l’impressione di esserlo, soprattutto nelle modalità cardine Conquista e Operazioni.

Ma andiamo con ordine. Il team svedese ha strutturato l’offerta in varie modalità, alcune classiche per la serie e altre inedite: oltre a Conquista e Operazioni abbiamo Corsa, Dominazione, Deatmatch a squadre e Piccioni di guerra.

Conquista rappresenta l’usato sicuro, la modalità roccia di ogni Battlefield fin dal 1942 (il gioco, non l’anno), in cui due team di 32 giocatori si contendono delle bandiere situate in punti strategici della mappa usando anche mezzi e veicoli. Dominio è una versione più piccola di Conquista, incentrata sulla fanteria e con mappe più ristrette in cui darsi battaglia, mentre in Deatmatch a squadre vince semplicemente il team che totalizza più uccisioni nemiche. Queste due modalità non sono malvagie e anzi vanno bene per match rapidi e divertenti, ma la ristrettezza delle mappe e i punti di respawn spesso arbitrari tendono ad annullarne la tattica, rendendo le partite più simili a quelle di un Call of Duty.

Piccioni di guerra è invece un’aggiunta simpatica, una specie di Capture the Flag con i piccioni: sostanzialmente un giocatore deve catturare il pennuto e tenerlo per un tot di secondi, che simboleggiano il tempo necessario per scrivere un messaggio con le coordinate dei soldati nemici. Una volta rilasciato, il piccione porterà il prezioso messaggio alla nostra artiglieria, pronta a devastare il nemico a suon di cannonate. Vince il team che per primo riesce a liberare tre piccioni con successo. Da notare che è possibile fermare un piccione che si è già librato in volo sparandogli.

Corsa è la tipica modalità in cui un team difende due posizioni (precisamente due postazioni del telegrafo) dall’altro team, che deve invece attaccarle: se gli attaccanti riescono a distruggere le postazioni prima dell’esaurimento dei ticket i difensori devono indietreggiare sempre più nel proprio territorio. Corsa può dar vita a match febbrili, combattuti sul filo del rasoio, ma purtroppo il tetto di 12 giocatori per team smorza la spettacolarità delle partite.

Dei dettagli della modalità Operazione ha già parlato bene Asczor nella sua recensione. Quel che posso aggiungere è che la modalità (che con l’aggiornamento ha visto aumentare i ticket a disposizione degli attaccanti) sembra una versione di Corsa all’ennesima potenza, con diversi scenari collegati tra loro e partite che possono durare anche 45 minuti. Questa è forse la modalità in cui più si percepisce la scala del conflitto, la sensazione di far parte di qualcosa di più grande. La guerra mondiale, in Battlefield 1, è intesa proprio nel senso di assoluta, totale.

Anche in fatto di ambienti il gioco è stupefacente. Il lavoro compiuto da DICE per caratterizzare le nove mappe disponibili è monumentale: qualcuno potrebbe obiettare che nove mappe non sono tante, ma vi assicuro che non ho mai visto un FPS multiplayer con scenografie e panorami così curati. Quasi tutte le mappe sono grandi e ben progettate, con un level design aperto che non solo permette tante soluzioni e approcci diversi, ma incoraggia manovre di aggiramento e audaci assalti. Molte di queste uniscono a un’affascinante rappresentazione un design efficace, come nel caso di Fortezza di Fao, Il confine dell’Impero, Deserto del Sinai, Blitz nella sala da ballo e Amiens.

Sebbene siano tutte visivamente ispirate, alcune mappe arrancano un po’ di più dal punto di vista ludico: è ad esempio il caso di Monte Grappa, ambientato sul versante di una montagna alpina, livello bellissimo da vedere che però spesso dà vita a battaglie bloccate o sbilanciate a favore di un team, mentre la mappa meno riuscita è sicuramente Suez, inizialmente troppo piccola e unilaterale, che non a caso con la patch ha subito un revamp che ne ha aumentato i punti conquistabili da tre a cinque, disposti in maniera lineare lungo la mappa. Queste modifiche migliorano il design di Suez, anche se probabilmente sarebbe stato preferibile non disporre le cinque bandiere come all’interno di un lungo corridoio. Per fortuna, tra questa e Monte Grappa stiamo comunque parlando di poche mappe meno brillanti della media, che non inficiano l’incredibile lavoro compiuto dal team di sviluppo.

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Eccoci al comando della Corazzata navale, il Behemoth presente nella mappa Il confine dell’Impero.

 

Here comes the Behemoth

Il senso di guerra totale di cui parlavo prima è trasmesso anche dai veicoli, che storicamente giocano un ruolo importante in ogni capitolo della serie. Battlefield 1 non fa eccezione, tra blindati, sidecar, motosiluranti, carri d’artiglieria, caccia bombardieri e carri leggeri e pesanti di ogni tipo, compresi gli iconici Mark V e A7V. La guidabilità dei mezzi è ottima, in particolare quelli aerei, e non è raro vedere giocatori che passano tutta la partita in volo sganciando bombe sui poveri fanti (qualcuno ha detto Asczor?).

In Battlefield 1 subentrano poi anche i Behemoth, colossi di terra, acqua e cielo. Esistono tre versioni di questi titanici mezzi, il Treno corazzato, la Nave corazzata e lo Zeppelin, che se ben gestiti possono ribaltare le sorti di una battaglia. Nelle modalità Conquista e Operazioni essi vengono schierati a favore del team che sta perdendo lo scontro per ribilanciare un po’ gli equilibri in campo: più il divario tra i due schieramenti è ampio e prima il Behemoth arriverà in soccorso dei perdenti, con un algoritmo che funziona solitamente bene.

Questi mezzi offrono postazioni per più giocatori, dal posto di guida alle torrette, e presentano cannoni estremamente potenti con cui è facile devastare veicoli nemici e far stragi di fanteria. I Behemoth tuttavia non sono sbilanciati e, anzi, possono essere distrutti in pochi minuti con una strategia d’attacco efficace. Dei tre quello più facilmente counterabile è sicuramente il Dirigibile, che pure è il più suggestivo a livello iconografico. Uno dei momenti più spettacolari di tutto il gioco è proprio il suo abbattimento, che richiama l’incidente dell’Hindenburg del ’37.

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L’imponente ombra dello Zeppelin oscura l’ambiente circostante e la sua caduta modifica lo scenario della mappa, oltre a uccidere chiunque si trovi nel punto dello schianto.

 

Destroy this world

Le situazioni epiche, in Battlefield 1, le creano i giocatori stessi usando gli strumenti a propria disposizione. Difficilmente un videogioco è riuscito a darmi una sensazione così forte di essere in guerra senza ricorrere a scene rigidamente scriptate a là Call of Duty. Questa è la grandezza di Battlefield 1, rigorosamente “unscripted” nella sua distruttibilità ambientale, che prende le distanze dal Levolution di Battlefield 4, con il suo caos ad orologeria tanto bello quanto finto, per abbracciare un sistema infinitamente più potente e flessibile, che ricorda i fasti di Bad Company 2.

Davvero notevole risulta infatti la distruttibilità delle mappe: non solo è possibile sgretolare porte, muri e soffitti, ma un po’ di esplosivi ben piazzati possono radere al suolo case e mulini, mentre le bombe dei caccia bombardieri terraformano il terreno creando dei veri crateri lungo il percorso. Non a caso talvolta, nelle situazioni più caotiche, capita di essere uccisi non da un proiettile, ma dai detriti impazziti che volano tutt’attorno.

 

Teamplay is everything

Battlefield 1 si basa molto sul gioco di squadra: poter godere di un team con cui giocare cambia completamente l’esperienza ludica. Pochi titoli riescono a dare la stessa soddisfazione nel giocare coordinandosi, talvolta per assaltare una postazione, altre volte per difenderla dall’assedio di preponderanti forze nemiche. È in questi momenti che Battlefield 1 dà il meglio di sè: quando si difende un edificio con le unghie e con i denti, mantenendo stoicamente la posizione nonostante il fuoco incrociato, i colpi di mortaio e le granate a gas.

Singhiozzi dei primi giorni a parte, il gioco funziona bene a livello di connettività e matchmaking ed entrare in partita con il proprio team è solitamente un’operazione agevole. La patch ha peraltro migliorato il sistema di leadership con cui è possibile dare ordini di attacco o difesa ai propri commilitoni: se infatti il leader di una squadra non assegna ordini e ignora le richieste dei propri compagni, ora il comando passa a un altro membro del team. Severo ma giusto.

Lato cheater, io e i miei compagni di clan non abbiamo mai assistito a casi di cheating conclamato. In cambio, Asczor è stato accusato diverse volte dagli avversari di cheattare per via delle sue giocate.

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SHBOMBAT!

 

“Non può piovere per sempre”

Le mappe di Battlefield 1 sono inoltre graziate da un sistema di meteo dinamico: il sole cocente del deserto potrebbe far posto a una violenta tempesta di sabbia, così come nella campagna francese potrebbe improvvisamente scatenarsi un acquazzone. Oltre ad avere un effetto visivo sulle armi dei soldati, che si bagnano e riempiono di fango con l’uso, questa meccanica incide sensibilmente sul gameplay, ad esempio rendendo più difficile mirare dalla lunga distanza. Peccato che a volte il sistema esageri sollevando una foschia che entra persino nelle case, talmente fitta da non vedere a un palmo dal naso. Forse sarebbe il caso che l’algoritmo si desse una calmata.

Graficamente Battlefield 1 si basa sullo stesso Frostbite 3.0 visto all’opera per Battlefront e il risultato, anche stavolta, è fenomenale. La vivace resa grafica, già notevole su PlayStation 4 e Xbox One, è addirittura impressionante su PC. Tutto questo senza risultare neanche così pesante, tanto che si possono tranquillamente tenere 60fps stabili anche su configurazioni con un po’ di annetti sulle spalle, a patto di scendere a compromessi con qualche filtro e opzione. Laddove invece il gioco deve assolutamente migliorare è nella stabilità, dato che su alcuni sistemi i crash colpiscono frequenti senza un apparente motivo e l’ultima patch non sembra aver cambiato la situazione.

Il lancio di Battlefield 1 è stato comunque uno dei migliori nella recente storia del franchise, lontano anni luce da quello di Battlefield 4. Ciò non toglie che permangono ancora dei seri problemi: il sistema di medaglie, di fatto delle weekly con vari obiettivi che dovrebbero fornire exp aggiuntiva al loro completamento, è al momento disastroso, con medaglie che si resettano in modo schizofrenico, tant’è che dal day-one ad oggi sono riuscito a ottenerne solo una. Il problema non è stato risolto con l’ultima patch ma la prossima dovrebbe finalmente occuparsene, come tutti i giocatori sperano.

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Quando cala il nebbione pesante, si rischia di non vedere più un accidente. Notare la mancanza del mirino nella modalità Hardcore.

 

This is hardcore

È invece già arrivata l’attesa modalità Fanatico o Hardcore, che consente di godere di scontri più duri, con armi che uccidono con pochi colpi e una fisica dei proiettili più realistica. Nei server Fanatico è possibile scegliere se attivare o meno opzioni quali i nametag, l’HUD, la minimappa, la kill cam, il fuoco amico, la rigenerazione della salute e persino il mirino. Come se non bastasse, la community può noleggiare i server direttamente da DICE: chiunque sfrutti questo servizio, al momento in beta, può creare delle partite personalizzate cambiando le impostazioni di gioco predefinite. In verità i server personalizzati risultano ancora piuttosto poveri di opzioni, ma gli sviluppatori hanno manifestato la volontà di supportare la community.

Ora è anche disponibile la prima partita personalizzata ufficiale. Si tratta di Nebbia di Guerra, un Deathmatch a squadre ambientato in una nebbiosa Foresta delle Argonne, in cui le uniche armi disponibili sono le pistole, senza mirino a schermo e con interfaccia ridotta al minimo.

Battlefield 1

Per trovare i server Fanatico basta scrivere “hardcore” nella ricerca per nome.

 

 


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